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Intervista

14 Novembre 2022

Sfide sanitarie, Capobianco (Who Foundation): il cambio paradigmatico per la salute mondiale inizia oggi

Che la tutela della salute non vada disgiunta da quella dell’ambiente ormai è assodato, ma che debbano fare la propria parte altre componenti del mondo produttivo e della società è un netto cambio di passo. Nel Water summit di ottobre, Emanuele Capobianco, Chief Strategy and Impact Officer della WHO Foundation, sottolinea a Sanità33, come all’Assemblea di Ginevra dell’OMS si sia arrivati ad un accordo per un trattato contro le pandemie da sviluppare nei prossimi due anni.


Che la tutela della salute non vada disgiunta da quella dell’ambiente ormai è assodato, specie dopo l’exploit di patologie trasmesse dall’animale come il coronavirus; ma che debbano fare la propria parte altre componenti del mondo produttivo e della società è un netto cambio di passo, al quale ci invita Tedros Ghebreyesus. Nel Water summit di ottobre Berlino, il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della sanità ha delineato tre priorità: un trattato internazionale per arginare epidemie e pandemie; una riorganizzazione dell’architettura dei rapporti tra nazioni per affrontare le grandi sfide sanitarie; un cambio di prospettiva che sposti l’attenzione delle sanità dalla cura alla prevenzione. Emanuele Capobianco, Chief Strategy and Impact Officer della WHO Foundation, sottolinea a Sanità33 come all’Assemblea di Ginevra dell’OMS, dove hanno parola i ministri della Salute di tutto il mondo, si sia arrivati ad un accordo tra nazioni per un trattato contro le pandemie da sviluppare nei prossimi due anni. «La volontà politica c’è. Ma i trattati – spiega Capobianco – sono risultati di negoziati politici; la sfida è di creare un nuovo ordine internazionale che garantisca a tutti i paesi una migliore velocità di risposta nel caso di grandi minacce globali come il Covid-19».

Come convincere le comunità a remare tutte dalla stessa parte? «La priorità è la salute di base, comunitaria. Investire nella prevenzione significa interessare altre parti della società ed investimenti fuori da quelli ordinariamente messi sulla salute ed entrare in scuole, mense, ambiente di vita». E’ dunque necessario superare la visione a “sylos” che contraddistingue l’attuale articolazione dei governi, ferma ad una concezione novecentesca, e coordinare le politiche relative ad istruzione salute lavoro tecnologia. Per Capobianco, in questo processo il settore sanitario ha già giocato una parte importante. «Fino a 20 anni fa nei paesi in via di sviluppo la sanità era più che altro la risposta dell’ospedale alla malattia. Ma dapprima con la sfida all’Aids, con milioni di vite salvate, poi con i Millennium Development Golds e con il Covid abbiamo visto come la salute collettiva sia centrale per la sopravvivenza dei sistemi politici. Oggi c’è un ultimo salto da fare, concepire una “planetary health”, una relazione tra ambiente e salute. Vanno mosse altre aree che la connessione non l’hanno percepita. Serve una collaborazione tra nazioni».

Già nel 1964 l’OMS definì la salute non solo come assenza di malattia ma come stato di completo benessere bio-psico-sociale; coerentemente nei suoi scritti di 9 anni fa l’economista Michael Porter, nel libro “Redefining Health Care”, indicava come obiettivo dei sistemi sanitari il passaggio dalle quantità dei trattamenti alla qualità dei risultati ma nel mondo occidentale ciò in larga parte non è avvenuto, il benessere individuale non è ancora al centro. Capobianco fa l’esempio dell’obesità, sindrome di grande impatto su aspettativa e qualità di vita del singolo ma anche sull’economia delle sanità: «Combatterla non è priorità del sistema sanitario ma della scuola, dei governi affinché mettano in atto strategie per ridurre l’ingresso di cibi dannosi in scuole e mense. Richiede il coinvolgimento delle industrie e comporta un’opera di comunicazione con la popolazione. Molti settori devono collaborare inclusa la stampa che come abbiamo visto nel Covid-9 ha ruolo fondamentale nel favorire comportamenti salutari». Per Capobianco, investire nelle nuove generazioni è fondamentale. I giovani, che con il Covid-19 hanno vissuto nei lock down una prova difficile, «hanno già una grande attenzione all’ambiente. Un nuovo concetto di salute, più completo, si deve costruire fin dalla primissima età con sport, corretta alimentazione, vita in un ambiente più positivo e buona salute mentale».



TAG: OMS, PANDEMIA, SALUTE, SANITà, WHO

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