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05 Marzo 2024 Condilomi in calo in Italia, dimezzati nei più giovani, grazie al vaccino contro il Papillomavirus umano (Hpv). È quanto emerge dai dati della Sorveglianza sentinella delle infezioni sessualmente trasmesse coordinata dall’Istituto superiore di sanità, presentati durante un convegno in occasione della Giornata internazionale di sensibilizzazione sull'Hpv
Condilomi in calo in Italia, dimezzati nei più giovani, grazie al vaccino contro il Papillomavirus umano (Hpv). È quanto emerge dai dati della Sorveglianza sentinella delle infezioni sessualmente trasmesse coordinata dall’Istituto superiore di sanità, presentati a Roma durante un convegno in occasione della Giornata internazionale di sensibilizzazione sull'Hpv. "L'infezione da Hpv - ricorda l'Iss - è quella sessualmente trasmessa di natura virale più diffusa al mondo ed è causa di varie patologie tumorali, ma anche di patologie benigne come i condilomi ano-genitali. Proprio quest’ultima malattia, che a differenza dei tumori si manifesta a breve distanza dall’infezione, è in diminuzione nel nostro Paese negli ultimi anni grazie alle campagne vaccinali".
In Italia i condilomi sono la patologia a trasmissione sessuale più frequentemente diagnosticata: nel 2021 sono stati 3-4 volte più numerosi dei casi segnalati di gonorrea e sifilide, sottolinea l’Istituto superiore di sanità. Ma se tra il 2004 e il 2013 le diagnosi di condilomatosi sono aumentate costantemente, con un numero di casi quasi triplicato, dopo il 2013 il numero si è stabilizzato e tra il 2018 e il 2021 si è osservata una riduzione del 30%, che arriva al -50% nei giovani di 15-24 anni.
"In considerazione del fatto che nel 2008 è iniziata la campagna di vaccinazione anti-Hpv delle 12enni", per gli esperti del Dipartimento di Malattie infettive dell'Iss "appare plausibile ritenere che la diminuzione osservata tra i giovani 15-24 anni a partire dal 2013 possa essere attribuibile a tale campagna vaccinale. Infatti, le ragazze che avevano 12 anni nel 2008 arrivano ad avere 17 anni nel 2013, età media dell'inizio dell'attività sessuale nel nostro Paese. Quindi le coorti di ragazze e ragazzi (il vaccino viene raccomandato anche ai maschi a partire dal 2013-2016) vaccinati per Hpv sono stati protetti anche dai condilomi ano-genitali. Infatti, sebbene il vaccino abbia come obiettivo primario la prevenzione del tumore del collo dell’utero, protegge anche dai tipi di Hpv che causano i condilomi".
Durante il convegno dedicato a Massimo Tommasino, uno scienziato che ha contribuito in modo fondamentale alle conoscenze in materia di Hpv - spiega l'Iss - sono state illustrate le misure di salute pubblica in atto nel nostro Paese per contrastare l'infezione e ridurre il cancro da Papillomavirus, che oltre alla vaccinazione comprendono anche gli screening, e sono stati riportati e discussi i recenti progressi della ricerca.
"La sensibilizzazione, l'educazione e la riduzione dello stigma sulla malattia sono le prime azioni per fermare l'Hpv - dichiara Anna Teresa Palamara, che dirige il Dipartimento Malattie infettive Iss - I Papillomavirus infettano 4 persone su 5 nel corso della vita. Sebbene la maggior parte di noi non manifesti mai i sintomi, il virus può causare il cancro. Quasi mezzo milione di persone muoiono nel mondo ogni anno a causa dell'Hpv: molte di queste morti possono essere evitate".
Ieri in occasione della Giornata internazionale di sensibilizzazione sul Papillomavirus umano, è stata presentata anche un'indagine condotta da AstraRicerche per conto di Fondazione Umberto Veronesi, attraverso più di 1.200 interviste a un campione rappresentativo di maschi e femmine dai 18 ai 29 anni, dalla quale è emerso che un giovane italiano su 5 non ha fatto il vaccino anti-Hpv né intende farlo. È uno dei dati emersi da un’indagine condotta da AstraRicerche per conto di Fondazione Umberto Veronesi, attraverso più di 1.200 interviste a un campione rappresentativo di maschi e femmine dai 18 ai 29 anni.
Il 33,9% di chi ha risposto al questionario si dichiara vaccinato (il 47% delle donne e il 20% degli uomini); il 45,6% non ha fatto il vaccino, ma ha intenzione di farlo, mentre oltre uno su 5 (il 20,5%) non è vaccinato e non intende vaccinarsi contro l'Hpv. La percentuale di persone vaccinate è più alta fra le donne 22-25enni (55%) rispetto alle 18-21enni (46%) e lo stesso accade fra i maschi (23% contro il 21%). Ma quali ragioni accampa chi non vuole vaccinarsi? Il 30% dice di non averne bisogno perché già protetto dall'uso regolare del preservativo; il 17,1% ritiene l'Hpv e le malattie correlate un rischio non grave per pensare a un vaccino; altri temono effetti collaterali dannosi (23,5%) o ritengono la vaccinazione non efficace, dato che è attiva solo contro alcuni tipi (14,3%); il 20,7% ha superato l'età della gratuità e ritiene il costo troppo elevato; il 12,3% ha ricevuto consigli contrari e il 14,7% si dice contrario a ogni vaccinazione.
Tra i giovani che dichiarano di conoscere il Papillomavirus, solo poco più di un terzo - indica il sondaggio - sa che la vaccinazione è offerta attivamente e gratuitamente a maschi e femmine a partire dall’undicesimo anno d'età, e che è possibile vaccinarsi per iniziativa personale anche in età adulta. Ancora in meno (27%) sono al corrente del fatto che è possibile vaccinarsi gratuitamente fino ai 18 anni e sanno (25,7%) che occorrono 2 dosi a distanza di 6 mesi oppure 3 se si inizia dopo i 15 anni.
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