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16 Febbraio 2026

Liste d’attesa, Schillaci: con la piattaforma monitoriamo i tempi, cittadini segnalino gli abusi

Il ministro della Salute Orazio Schillaci richiama Regioni e aziende sanitarie: strumenti e risorse ci sono, ora serve applicare le norme


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A un anno e mezzo dall’approvazione del piano per il contenimento delle liste d’attesa, il ministro della Salute Orazio Schillaci richiama Regioni e strutture sanitarie alla responsabilità attuativa. In un’intervista a ‘Il Sole 24 Ore’, sottolinea che il quadro normativo e operativo è ormai definito: "Parliamo di un fenomeno che in decenni si è cronicizzato e che non si risolve in un batti baleno. Ma se mai si comincia, le cose non cambiano. Oggi ci sono regole chiare, stabilite per legge e in questi anni abbiamo dato anche le risorse". Rispondendo alle critiche sulla scarsa visibilità dei risultati, il ministro cita alcune esperienze territoriali e difende l’impostazione adottata: "Ci sono Regioni che applicano la legge, a esempio aprendo gli ambulatori nei fine settimana, e i risultati ci sono. Ci sono realtà in cui i recall sulle prenotazioni hanno recuperato molte prestazioni che si sarebbero perse". E aggiunge: "Chi critica in passato semplicemente ha scelto di non occuparsi del problema. Io l’ho fatto". 

Al centro dell’intervento ministeriale c’è la nuova piattaforma nazionale di monitoraggio, che consente di osservare i tempi di attesa per singola prestazione e struttura. "La nuova piattaforma, come dimostrano i dati, è in grado di monitorare i tempi di attesa per singola prestazione in ogni ospedale. Prima non era possibile", afferma Schillaci, spiegando che le informazioni raccolte permettono di individuare anomalie: "I dati ci aiutano a capire realmente l’andamento dei tempi d’attesa o se ci sono troppe prestazioni in intramoenia. E questo ci permette di sollecitare in modo mirato le Regioni e anche di attivare controlli specifici". Sulle criticità ancora presenti, il ministro ribadisce la necessità di un cambio organizzativo e di vigilanza: "È davvero inaccettabile che prestazioni negate si recuperino in un baleno non appena compare una telecamera. Noi facciamo la nostra parte ma il controllo più efficace è quello dei direttori delle strutture". E sull’eventualità di interventi sostitutivi aggiunge: "Sono convinto che lavorando insieme possiamo imprimere una svolta. I poteri sostitutivi sono una soluzione estrema prevista dalla legge".

Particolare attenzione viene riservata all’intramoenia. "La legge parla chiaro: l’attività in intramoenia non deve superare quella garantita dal Servizio sanitario nazionale", ricorda il ministro, sottolineando che la responsabilità dei controlli è in capo ai vertici aziendali e che gli strumenti per evitare abusi esistono già. In questa direzione richiama anche il ruolo attivo degli utenti: "Se un diritto viene rifiutato, è bene che sia segnalato. E le garantisco che riceviamo segnalazioni e ce ne facciamo carico immediatamente con la Regione interessata". Schillaci evidenzia inoltre il diritto dei cittadini a ottenere la prestazione nel privato accreditato o in intramoenia pagando solo il ticket quando i tempi non sono rispettati, ammettendo però un’applicazione non uniforme: "Alcune Regioni hanno attivato servizi per l’applicazione di questa norma, ma non è ancora sufficiente. È un diritto del cittadino che va garantito". Da qui l’annuncio di una campagna informativa per rafforzare la consapevolezza. Infine, sul versante organizzativo, il ministro richiama la necessità di integrare le disponibilità tra pubblico e privato convenzionato e di ampliare l’offerta oraria delle prestazioni: "Il privato convenzionato deve dare il suo contributo, non è ammissibile che metta a disposizione solo le prestazioni più vantaggiose". E sull’estensione delle attività: "In Piemonte è stato fatto ed ha funzionato. Un modello che ritengo sia replicabile", sostiene il ministro. 

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