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20 Febbraio 2026

Ssn, fino al 10% rinuncia alle cure e cresce la spesa privata. Il Rapporto di Fondazione Sussidiarietà

Presentato a Montecitorio il rapporto curato dalla Fondazione per la Sussidiarietà che mostra un Paese sempre più lontano dall’ideale di universalità delle cure


Sussidiarieta

Criticità profonde insidiano il panorama sanitario italiano attuale. A riferirlo è il rapporto "Sussidiarietà e... salute", curato dalla Fondazione per la Sussidiarietà e presentato oggi alla Camera dei deputati. Una quota compresa tra il 9% e il 10% della popolazione, secondo il documento, si vede costretta a rinviare o rinunciare a cure essenziali. Il fenomeno è alimentato da barriere economiche e lunghe liste d'attesa e colpisce ancor di più chi sta peggio, ovvero le fasce sociali più svantaggiate, dove l'incidenza delle rinunce supera il 20%. Al contempo, la spesa sanitaria privata, quella che esce dalle tasche dei cittadini, ha raggiunto il 24% del totale, un valore significativamente superiore alla media europea del 15% e lontano dai parametri di sostenibilità suggeriti dall'Oms. La pressione economica spinge l'8,6% delle famiglie verso una condizione di spesa insostenibile, un dato che colloca l'Italia al nono posto nell'area Ocse tra Paesi con le performance più critiche.

Divari sociali evidenti

La spesa che grava sulle famiglie è passata dal 18,6% del 1980 al 25,7% del 2023, mentre la quota della produzione sanitaria pubblica sul totale si è ridotta progressivamente. Dal rapporto emerge inoltre una relazione molto significativa tra salute e titolo di studio, con tassi di mortalità evitabile che scendono drasticamente al crescere della scolarizzazione: dai 39,6 casi per chi è privo di titolo ai 20,3 per chi possiede una laurea. La fragilità del sistema è particolarmente evidente nella gestione della popolazione anziana, con circa 4 milioni di over-65 non autosufficienti e quasi un milione in povertà assoluta. Nonostante l'importanza dell'assistenza domiciliare integrata, questa copre appena il 30,6% dei bisognosi, lasciando la gran parte della cura affidata alle famiglie.

Il diritto alla salute, accessibile a tutti 

Sulle prospettive di riforma, Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, ha spiegato che "La sussidiarietà, come è intesa nel nostro rapporto, è una architettura di cooperazione tra Stato, territori e comunità. È questa la chiave per restituire al sistema efficacia, equità e sostenibilità nel lungo periodo, rendendo il diritto alla salute non un principio astratto, ma un'esperienza reale e accessibile per tutti". Sulla stessa linea, il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, che ha sottolineato come l'istituzione nel 1978 del Servizio sanitario nazionale “fu una svolta di civiltà”, ma che le nuove sfide odierne, come l'invecchiamento della popolazione e il conseguente aumento delle patologie croniche, “impongono ripensamenti e la necessità di elaborare nuove strategie per non perdere di vista la concezione universalistica della sanità e preservare e rafforzare la virtuosa collaborazione tra le varie realtà e la cultura della sussidiarietà".

Rivedere i modelli 

Dare risposte concrete a questioni che riguardano tutti sottolineate dal rapporto è l’invito fatto dalla senatrice Beatrice Lorenzin, già ministro della Salute. "Abbiamo ancora del tempo – ha dichiarato – per salvare i sistemi di valori italiani e europei", aggiungendo che il Paese deve diventare attrattivo per le famiglie e affrontare temi trascurati come i cambiamenti climatici. La senatrice si è detta d'accordo sulla necessità di una "costituente della salute e del welfare", ribadendo che "dobbiamo fare le riforme con le risorse necessarie; costruire presto i modelli organizzativi e un modello di monitoraggio degli outcome. Il modello di assistenza non può essere quello delle badanti. Dobbiamo rivedere i sistemi di interoperabilità fra strutture pubbliche e private". Chi spinge a guardare lontano, verso l'esigenza di un nuovo percorso riformatore che non si fermi alla sola quantità delle somme stanziate è Daria Perrotta, della Ragioneria dello Stato. Secondo Perrotta, è fondamentale il coordinamento tra i livelli di governo per attenuare le differenze territoriali e la mobilità interregionale, osservando anche che "bisogna agire sui comportamenti. L’innovazione tecnologica deve aiutarci per alleggerire gli squilibri territoriali e perché i dati vengano usati in chiave predittiva". 



Necessaria una trasformazione organizzativa

Del disallineamento tra domanda e risposta sanitaria ha parlato infine Americo Cicchetti, professore ordinario di Organizzazione Aziendale dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma, già commissario straordinario di Agenas. "Oggi – ha notato – l’approccio non è più di comunità ma di supermercato. C’è bisogno di ristrutturare il Ssn per rispondere alle esigenze di salute e benessere". Pur rilevando una crescita del Fondo sanitario, Cicchetti ha posto l'accento sulla velocità dell'aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) e sulla trasformazione organizzativa, poiché "se non sfrutto questo investimento per trasformare dal punto di vista organizzativo l’assistenza rischio di non incorporare l’innovazione". In finale, Giorgio Vittadini, ha chiesto alle forze politiche un patto sociale per la salute: “destra e sinistra devono mettere al centro il tema della difesa della persona. Il futuro della nostra democrazia dipende anche da questo".



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