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Farmaceutica

08 Maggio 2026

Farmaceutica, Sif: Italia davanti a sfida competitività e accesso ai farmaci

All’evento della Società italiana di farmacologia (Sif), aziende, comunità scientifica e istituzioni tracciano la rotta per rafforzare la competitività e l'accesso equo alle cure


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Il numero dei farmaci sta aumentando in maniera esponenziale, così come a livello globale ci si attrezza per trovare strade di valutazione più rapide. In Italia i punti fermi del sistema restano la ricerca della sostenibilità e la garanzia di un accesso equo delle cure. Intorno alle sfide globali, la Società italiana di farmacologia (Sif) ha riunito a Roma istituzioni, aziende e comunità scientifica per l’evento “Il futuro della farmaceutica”. A scuotere il settore non è solo l’evoluzione scientifica, la crescente complessità regolatoria, ma è anche l’attuale scenario geopolitico profondamente instabile che pone in profonda competizione le aree geografiche per attrarre investimenti. In questo contesto, il sistema italiano si trova di fronte alla necessità di consolidare la competitività del Paese nel panorama internazionale.



Individuare soluzioni condivise per ridurre le frammentazioni

Un’era d’oro, con nuove tecnologie e tanti farmaci che fanno la differenza per i pazienti, è quella che secondo Armando Genazzani, presidente della Sif, lo sviluppo farmaceutico sta vivendo al momento. “Eppure – ha osservato –, è urgente per l’Italia fare un salto di qualità nella capacità di fare sistema per essere protagonista. Riteniamo, per questo, fondamentale promuovere un confronto strutturato tra tutti gli attori - istituzioni, industria, comunità scientifica e clinica - per individuare soluzioni condivise, ridurre le frammentazioni e rafforzare il ruolo dell’Italia in un contesto sempre più competitivo e interconnesso. Aiutare la politica a prendere decisioni vuol dire anche essere in grado di fare sintesi tra posizioni diverse mettendo a disposizione le proprie competenze”.



Cittadino e accesso al farmaco al centro del Testo unico

Del Testo unico sulla legislazione farmaceutica e della sua stesura ha parlato Marcello Gemmato, sottosegretario di Stato alla Salute. “Con il provvedimento – ha spiegato – si intende porre al centro il cittadino e il diritto di accesso al farmaco, difendere il valore materiale e immateriale”. La riforma è stata definita "storica" da Gemmato, dal momento che andrebbe a sostituire e accorpare normative risalenti al 1934 e al 1938. Il processo ha preso avvio esattamente un anno fa e ora, dopo una fase di consultazione avviata a luglio e l’approvazione dello schema di disegno di legge delega in Consiglio dei ministri il 18 settembre, l’iter parlamentare è entrato nel vivo con le audizioni prima al Senato e prossimamente della Camera. “L’obiettivo – ha dichiarato Gemmato – è chiudere l'iter entro l'anno solare, dotando l'Italia di uno strumento capace di superare criticità sistemiche come il payback farmaceutico, che ha superato i 4 miliardi di euro di sforamento, e l'abolizione di balzelli anacronistici, come la tassa dell'1,83% sulla distribuzione convenzionata ereditata dall'emergenza del terremoto in Abruzzo”.

Posizioni nel mercato da difendere

Sotto il profilo strategico, la riforma del Testo unico mira a proteggere l'eccellenza produttiva italiana. “L’Italia – ha osservato il sottosegretario – è oggi il primo produttore europeo di principi attivi, con un valore della produzione di 70 miliardi di euro e una fortissima vocazione all'export. Permane però una vulnerabilità geopolitica: l'80% dei principi attivi salvavita proviene da India e Cina. In un contesto internazionale instabile, il governo intende promuovere la sovranità farmacologica, incentivando il ritorno alla grande tradizione della chimica farmaceutica nazionale per garantire l'autonomia produttiva e la sicurezza degli approvvigionamenti”.



Necessario un quadro regolatorio stabile

Concentrarsi su una visione alta, in cui pubblico e privato lavorano insieme, è il suggerimento ribadito da Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, per il settore farmaceutico che viene messo alla prova continuamente dagli stravolgimenti geopolitici e dai tentativi di riforma a livello europeo. "Lo scenario internazionale – ha detto – impone oggi all’Italia scelte chiare e coraggiose: l’industria farmaceutica è un asset strategico per la salute dei cittadini, ma anche per la competitività, la crescita, l’occupazione, lo sviluppo delle competenze e la sicurezza della nostra Nazione. In questo quadro, è fondamentale rafforzare la capacità di fare sistema, semplificare i processi decisionali e garantire un accesso rapido e uniforme all’innovazione su tutto il territorio nazionale, guardando anche alle politiche messe in campo dall'amministrazione statunitense, come la clausola della Most Favored Nation. L’industria è pronta a fare la propria parte, investendo in ricerca, sviluppo e produzione, ma è necessario un quadro regolatorio stabile, prevedibile e capace di valorizzare il contributo del settore. Confidiamo nel percorso parlamentare del Testo Unico sulla legislazione farmaceutica perché solo attraverso una collaborazione strutturata tra istituzioni, comunità scientifica e industria possiamo cogliere appieno le opportunità offerte da questa fase di trasformazione e consolidare il ruolo dell’Italia come hub farmaceutico di primo piano a livello internazionale”.

Carenza di competenze specialistiche

Un altro problema da affrontare, in particolare nel nostro Paese, è la fuga di giovani laureati all’estero che rendono la domanda di risorse formate da aziende e realtà produttive sempre più difficile. La carenza sta aumentando il divario con altri Paesi e pesa come un onere economico per l'Italia, in misura superiore ai 4 miliardi di euro l'anno e colpisce in modo trasversale tutti i comparti industriali. “L'impatto – ha precisato Cattani – ricade per il 50% proprio sull'industria farmaceutica, posizionandoci come i primi soggetti interessati a sostenere ogni iniziativa o politica sinergica volta a favorire lo sviluppo di competenze innovative. Tali competenze sono il motore di un settore che, a livello globale e non solo nazionale, investe più di ogni altro in ricerca e sviluppo, trasformando l'innovazione in uno strumento di libertà e di nuove opportunità per il futuro”.

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