Legionella
04 Maggio 2026Initial lancia un podcast in quattro puntate e presenta i dati della ricerca Salute e Sicurezza 2026: c’è un gap di conoscenza preoccupante tra manager e dipendenti, mentre i casi di legionella in Europa sono in aumento

Se ne parla quasi sempre quando scoppia un cluster, ma la Legionella è un rischio concreto, presente negli impianti idrici di uffici, hotel, strutture sanitarie e abitazioni private, e la sua gestione richiede un approccio preventivo e continuativo, non reattivo. A dirlo con numeri precisi è la ricerca “Salute e Sicurezza 2026”, commissionata da Initial a mUp Research su un campione diversificato di manager, responsabili della sicurezza e dipendenti di aziende italiane, presentata in occasione del lancio del podcast “Legionella: la prevenzione inizia dalla conoscenza”.
Cosa sa davvero chi lavora in azienda
I dati fotografano un divario significativo tra rischio reale e percezione. Il 53% dei manager italiani dichiara una conoscenza qualificata del problema, ovvero sa cos’è, conosce i rischi e il meccanismo di trasmissione. Ma il 36% la conosce solo di nome e l’11% ne ignora completamente l’esistenza. Sul fronte dei dipendenti la situazione è più critica: solo il 54,9% sa che la Legionella non si trasmette da persona a persona. Circa il 40%, secondo i dati, continua a credere che il contagio avvenga bevendo acqua contaminata.
“Qualcosa che sfugge ai nostri sensi sembra intangibile”, ha spiegato Davide Busico, Legionella Expert di Initial Italia e docente sul rischio biologico. “Il batterio vive in equilibrio con l’ecosistema naturale. Il problema nasce quando portiamo l’acqua negli impianti idrici artificiali: potabilizzando eliminiamo tutti i competitor naturali della Legionella, e portando la temperatura tra i 25 e i 45°C creiamo l’habitat perfetto per la sua crescita. La trasmissione avviene esclusivamente per inalazione di aerosol contaminato – docce, impianti di climatizzazione, torri di raffreddamento – e mai da persona a persona, né per ingestione”.
Le conseguenze cliniche variano in modo significativo in base alle caratteristiche individuali del paziente: nella forma più lieve, la febbre di Pontiac, la risoluzione avviene in due-quattro giorni; nella forma severa, la malattia dei Legionari, si registra un sovraccarico di più distretti organici oltre all’apparato respiratorio. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità indicano che l’80% dei casi è di origine comunitaria, né ospedaliera né alberghiera, il che amplia considerevolmente il perimetro del rischio.
Il problema dei tempi e la prevenzione come unica risposta
Un elemento spesso sottovalutato riguarda i tempi dell’analisi microbiologica. Il batterio deve essere fatto crescere in laboratorio per almeno dieci giorni, a cui si aggiungono i tempi di prelievo, preparazione e refertazione: il processo supera agevolmente i quindici giorni.
“Il mito della rapidità cade completamente su questi temi”, ha sottolineato Busico. “Ecco perché lavorare in prevenzione è ancora più importante: significa adottare un protocollo di gestione con vigilanza continua, checklist e ripetizione. Se l’analisi non riscontra un problema, vuol dire che si sta operando bene. L’obiettivo è minimizzare la colonizzazione degli impianti, non rincorrere il batterio dopo che si è insediato”.
Le aziende italiane: fiducia senza piani
Il dato più paradossale emerso dalla ricerca riguarda il rapporto tra fiducia e struttura. Solo l’11% delle aziende dispone di un piano strutturato di prevenzione e controllo, mentre il 75,2% non ne ha alcuno. Eppure, il 43% dei dipendenti dichiara piena fiducia nella manutenzione degli impianti aziendali. Una fiducia, di fatto, non supportata da procedure verificabili.
Sul fronte normativo, il quadro è altrettanto problematico. Il decreto legislativo introdotto nel 2023 sulle norme di controllo delle acque ha generato più confusione che consapevolezza: solo il 34% dei manager ritiene che si applichi alla propria azienda, il 26% non sa rispondere e il 40% ritiene che non lo riguardi.
“La normativa si sta evolvendo verso l’identificazione di responsabili chiave per la gestione del rischio”, ha osservato Maria Francesca Torriani, Marketing & Sales Excellence Manager di Rentokil Initial Italia. “Ma da sola non basta. Serve un cambio culturale che parta dalla conoscenza e coinvolga aziende, istituzioni e cittadini”.
La nota positiva: il 76,1% dei manager accoglierebbe favorevolmente il supporto di un consulente specializzato nella gestione del rischio Legionella.
“C’è ampio spazio per fare cultura e informazione”, ha commentato Susanna Malabarba, Managing Partner di mUp Research.
Il podcast e il servizio Lfree
Per rispondere a questo deficit informativo, Initial lancia il podcast “Legionella: la prevenzione inizia dalla conoscenza”, quattro episodi condotti dalla giornalista scientifica Annalisa Manduca con ospiti di profilo scientifico, normativo, industriale e sociologico: il professor Fabrizio Pregliasco, Direttore Sanitario dell’IRCCS Ospedale Galeazzi e associato di Igiene Generale e Applicata, sezione di Virologia, all’Università degli Studi di Milano; Francesco Santi, Presidente AIAS – Associazione Italiana Ambiente e Sicurezza; Francesco Marella, Responsabile HSE di Mitsubishi Italia; e Stefano Carlin, Managing Partner mUp Research. Ogni episodio si chiude con i consigli operativi di Davide Busico. Il linguaggio è volutamente accessibile, pensato per un pubblico non tecnico.
Sul piano dei servizi, Initial ha integrato nel proprio portafoglio LFree, che copre l’intero ciclo di gestione del rischio: sopralluogo impiantistico, valutazione del rischio, campionamenti certificati, piani di manutenzione, sanificazioni e formazione del personale. Il podcast è disponibile su Spotify.
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