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Medici di Famiglia

08 Maggio 2026

Case di Comunità, il governo accelera sulla riforma dei medici di famiglia. Ecco cosa prevede

Il governo prepara un decreto per rafforzare la medicina territoriale e rendere operative le Case di Comunità del Pnrr


casa di comunità

Il governo accelera sulla riforma della medicina territoriale con un decreto legge dedicato alle misure considerate urgenti per rendere operative le Case di Comunità previste dal Pnrr e affrontare le criticità legate alla carenza di personale. È quanto emerge dalle anticipazioni sul progetto di riforma promosso dal ministro della Salute Orazio Schillaci.

Secondo le ricostruzioni giornalistiche, il provvedimento dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri entro fine maggio e avrebbe già ricevuto il via libera politico della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo un confronto con il ministro della Salute e il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca. Parallelamente prosegue il confronto tecnico con le Regioni.

L’obiettivo indicato dal governo è rafforzare la medicina territoriale e garantire il funzionamento delle oltre mille Case di Comunità previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, in vista delle prossime scadenze europee. Le anticipazioni parlano di una riforma articolata in due fasi: una prima parte affidata a un decreto legge con le misure considerate immediatamente operative e una seconda inserita in un successivo disegno di legge destinato agli aspetti più strutturali della medicina generale.

Tra le misure previste dal decreto figurerebbe l’introduzione di un doppio canale per i medici di medicina generale. Accanto al modello convenzionato attualmente in vigore, le Regioni con maggiori carenze organizzative potrebbero assumere medici di famiglia come dipendenti del Servizio sanitario nazionale, soprattutto per rafforzare le Case di Comunità e la copertura territoriale.

Secondo quanto riportato dalle anticipazioni, il provvedimento prevederebbe inoltre un’attività obbligatoria nelle Case di Comunità per medici di famiglia e pediatri di libera scelta. L’ipotesi circolata nelle ultime ore è quella di almeno sei ore settimanali nelle strutture territoriali, con una modulazione collegata al numero degli assistiti.

Nel decreto potrebbero rientrare anche l’estensione dell’assistenza pediatrica fino ai 18 anni e l’apertura delle nuove strutture territoriali a specialisti con competenze affini, come geriatri e internisti, per rafforzare la presa in carico dei pazienti cronici e fragili.

La parte successiva della riforma riguarderebbe invece la revisione del modello di remunerazione della medicina generale e il riordino della formazione. Secondo La Stampa, l’ipotesi allo studio sarebbe quella di superare progressivamente un sistema basato prevalentemente sul numero degli assistiti, introducendo quote collegate a obiettivi assistenziali, presa in carico, prevenzione, attività territoriali e utilizzo degli strumenti digitali.

Sul piano politico e sindacale restano però forti tensioni. La Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) ha dichiarato lo stato di agitazione contro il prospettato decreto sul riordino dell’assistenza primaria territoriale. Nel comunicato diffuso dal sindacato, la federazione contesta l’assenza di confronto preventivo con la categoria e critica l’ipotesi di trasformare i medici di famiglia in dipendenti di strutture pubbliche.

Secondo Fimmg, il modello convenzionato rappresenta “l’unico presidio sanitario reale” in molte aree del Paese e la riforma rischierebbe di compromettere il rapporto fiduciario tra medico e paziente. Il sindacato ha inoltre annunciato che, concluse le procedure di raffreddamento e conciliazione, valuterà “ogni legittima forma di protesta, fino alla proclamazione di scioperi”.

Sul tema è intervenuta anche Forza Italia. In una riunione alla Camera con rappresentanti dei medici e della medicina generale, il partito ha sostenuto che il ruolo dei medici di famiglia “non deve essere snaturato” e che il rafforzamento della medicina territoriale non può tradursi “in una compressione del rapporto fiduciario che lega i professionisti alle famiglie”.

Nel confronto promosso dal gruppo parlamentare di Forza Italia hanno partecipato, tra gli altri, il presidente Fnomceo Filippo Anelli, il presidente Enpam Alberto Oliveti, il segretario generale Fimmg Silvestro Scotti e il presidente dei pediatri italiani Antonio D’Avino.

La riforma della medicina territoriale si inserisce in un quadro caratterizzato da carenza di professionisti, difficoltà organizzative nelle reti territoriali e ritardi nell’attuazione delle Case di Comunità previste dal Pnrr.

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