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08 Maggio 2026Presentata al Ministero della Salute la prima Agenda nazionale sul tumore ovarico promossa da associazioni pazienti e gruppi scientifici

Raggiungere entro il 2030 il trattamento del 90% delle pazienti con tumore ovarico in centri di riferimento specializzati. È uno degli obiettivi indicati nella prima Agenda nazionale di impegno per le donne con tumore ovarico, presentata l’8 maggio a Roma durante la Giornata Mondiale del Tumore Ovarico, nel corso di un convegno promosso all’Auditorium del Ministero della Salute.
L’Agenda è stata promossa dalla campagna “Insieme di Insiemi”, ideata dalle associazioni pazienti ACTO Italia, LOTO, aBRCAdabra, ALTo e Mai più sole, insieme ai gruppi scientifici MITO e MANGO, con il patrocinio di AIOM, della World Ovarian Cancer Coalition e dell’Ovarian Cancer Committee.
Il documento individua sei priorità: maggiore presa in carico nelle strutture specializzate, attivazione di percorsi di prevenzione, definizione di centri di riferimento regionali, standard minimi nazionali per l’accesso ai percorsi di cura, incremento dei finanziamenti alla ricerca e maggiore attenzione alla qualità di vita delle pazienti.
“Ogni giorno, in Italia, 15 donne ricevono una diagnosi di tumore dell’ovaio, per un totale di più di 5.400 diagnosi ogni anno”, ha affermato Sandro Pignata, fondatore del gruppo MITO e direttore dell’Oncologia medica del dipartimento di Uro-ginecologia dell’Istituto Pascale di Napoli. Secondo Pignata, il 73% delle pazienti non è consapevole dell’importanza della presa in carico in strutture ad alto volume specializzate nel trattamento della neoplasia ovarica.
L’obiettivo indicato dall’Agenda è che entro il 2028 il 75% dei casi di carcinoma ovarico venga trattato in strutture specializzate, fino ad arrivare almeno al 90% entro il 2030. “Garantire cure di alta qualità attraverso reti oncologiche strutturate, con percorsi multidisciplinari, criteri nazionali chiari, centralizzazione dove necessaria e tempi più rapidi tra diagnosi e trattamento è essenziale”, ha aggiunto Pignata.
Tra i temi centrali anche le disuguaglianze territoriali nell’accesso ai percorsi diagnostici e terapeutici. “Il diritto alla cura non può dipendere dalla Regione in cui si vive”, ha dichiarato Ilaria Bellet, presidente di ACTO Italia, richiamando la necessità di garantire accesso uniforme a farmaci, test genetici, molecolari e immunoistochimici, oltre a reti di laboratori certificate e percorsi più chiari per l’accesso agli studi clinici.
L’Agenda dedica inoltre un focus specifico ai percorsi per le persone con rischio eredo-familiare. Secondo Paolo Scollo, rettore dell’Università Kore di Enna, l’aggiornamento dei LEA 2025 sui tumori ereditari mammella-ovaio BRCA correlati rappresenta “un passo importante”, ma deve diventare pienamente operativo in tutte le Regioni attraverso accesso omogeneo a test genetici, consulenza specialistica, sorveglianza e chirurgie di riduzione del rischio.
Tra gli obiettivi indicati figurano anche il rafforzamento della ricerca clinica e l’integrazione stabile del supporto psicologico, psico-oncologico, sociale e riabilitativo nei percorsi terapeutici.
Nel corso della Giornata Mondiale sono state organizzate anche iniziative pubbliche in Piazza del Popolo a Roma, nell’ambito della manifestazione Tennis&Friends Salute e Sport, con un flash mob promosso dalle associazioni pazienti e una mostra dedicata al tema della maternità nelle donne con tumore ovarico.
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