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Gastroenterologia

13 Novembre 2025

Ulcere intestinali, nuovo dispositivo 4D sviluppato all’Università di Pisa

All’Università di Pisa realizzato un dispositivo biocompatibile in seta e gelatina che si apre nell’intestino come un cerotto e favorisce la rigenerazione dei tessuti danneggiati


intestino colite ulcerosa

Una capsula ingeribile capace di aprirsi da sola e aderire come un cerotto all’interno dell’intestino per favorire la guarigione delle ulcere. È il nuovo dispositivo sviluppato nei laboratori del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa, nell’ambito di una ricerca sulle applicazioni della stampa a quattro dimensioni (4D) in medicina.

La stampa 4D consente di produrre strutture tridimensionali che si modificano nel tempo in risposta a stimoli come idratazione o temperatura, introducendo così il “tempo” come quarta dimensione. Nel caso della capsula, i ricercatori hanno progettato una struttura auto-dispiegante in seta e gelatina, materiali completamente biocompatibili. Dopo l’ingestione, il dispositivo si espande assorbendo i fluidi intestinali, trasformandosi da un piccolo cilindro in un foglio piatto capace di aderire alla mucosa danneggiata.

«In questo modo la capsula può coprire un’area più ampia del tessuto intestinale e favorirne la rigenerazione» spiega Carmelo De Maria, docente di Bioingegneria all’Università di Pisa. «La forma finale è ottenuta grazie a una specifica disposizione dei materiali, che consente alla struttura di reagire in modo controllato all’ambiente interno del corpo».

Il dispositivo integra inoltre una microantenna stampata in 3D, anch’essa biocompatibile, che permette di localizzarne la posizione all’interno dell’organismo. Una volta dispiegata e completata la propria funzione, la capsula si degrada naturalmente oppure viene espulsa.

L’innovazione rientra in un più ampio filone di ricerca volto a sviluppare dispositivi mini-invasivi, programmabili e autoriparanti, capaci di interagire dinamicamente con i tessuti biologici. Obiettivo: aprire nuove prospettive per la medicina personalizzata e la somministrazione mirata di terapie.

«Con la stampa 4D possiamo progettare oggetti che cambiano forma e funzione nel tempo, proprio come i tessuti viventi – conclude De Maria –. È un passo importante verso una nuova generazione di dispositivi biomedici intelligenti, che uniscono ingegneria dei materiali e scienze della vita».

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