Obesità
18 Settembre 2025Nuove evidenze cliniche rafforzano il profilo di semaglutide 2,4 mg non solo come farmaco per la perdita di peso, ma anche come strumento di prevenzione cardiovascolare e supporto al benessere mentale

Nuove evidenze cliniche rafforzano il profilo di semaglutide 2,4 mg non solo come farmaco per la perdita di peso, ma anche come strumento di prevenzione cardiovascolare e supporto al benessere mentale.
Al congresso ESC 2025 di Madrid sono stati presentati i dati dello studio real-world STEER, che ha confrontato semaglutide 2,4 mg con tirzepatide in oltre 21.000 pazienti in sovrappeso o con obesità e malattia cardiovascolare aterosclerotica. Nella popolazione in trattamento continuativo, semaglutide ha ridotto del 57% il rischio di eventi cardiovascolari maggiori (MACE: infarto, ictus, morte per tutte le cause) rispetto a tirzepatide (15 eventi contro 39). Nell’analisi intention-to-treat, che includeva anche chi aveva interrotto il trattamento, la riduzione del rischio è stata pari al 29%.
“Oggi stiamo assistendo a un importante sviluppo nella gestione del rischio cardiovascolare in persone con eccesso di peso e malattia cardiovascolare nota. Gli ultimi dati resi noti dello studio di real-world STEER hanno dimostrato che semaglutide 2,4 mg riduce il rischio di infarto, ictus e morte in modo significativo rispetto a tirzepatide. Evidenze che si aggiungono ai benefici cardiovascolari già evidenziati dallo studio clinico di riferimento SELECT, dove semaglutide 2,4 mg aveva mostrato una riduzione del 20 per cento del rischio di eventi cardiovascolari maggiori”, commenta il dott. Giuseppe Musumeci, direttore della Struttura Complessa di Cardiologia del AO Mauriziano di Torino. “La rilevanza di questi dati è confermata dall’inserimento di semaglutide nelle linee guida ESC 2024 come terapia raccomandata nei pazienti con sindrome coronarica cronica e sovrappeso o obesità. L’eccesso di peso è presente in circa il 40 per cento dei pazienti cardiopatici – conclude l’esperto – ed aumenta il rischio di nuovi eventi; ogni 2 anni in più vissuti in sovrappeso o obesità, il rischio cresce del 7 per cento. Per questo è fondamentale un intervento tempestivo per ridurre il rischio di morte, infarto o ictus nelle persone con eccesso di peso”.
Al congresso EASD di Vienna sono stati invece diffusi i risultati dell’indagine INFORM, condotta su oltre 500 persone con obesità trattate con semaglutide 2,4 mg. Lo studio ha evidenziato un impatto significativo sul cosiddetto food noise, ovvero i pensieri ricorrenti sul cibo: dopo l’inizio della terapia, il 46% dei pazienti ha riferito una riduzione di questi pensieri, il 64% un miglioramento della salute mentale, mentre oltre i tre quarti hanno dichiarato di aver adottato stili di vita e abitudini alimentari più salutari.
“Semaglutide si conferma un’opzione che va oltre la sola perdita di peso – ha aggiunto Paolo Sbraccia, presidente della IBDO Foundation –. Rappresenta il primo trattamento in grado di incidere sia sugli esiti cardiovascolari che sul benessere psicologico, contribuendo a migliorare qualità e aspettativa di vita nelle persone con obesità”.
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