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21 Luglio 2025Un vaccino mRNA sperimentale ha potenziato l’efficacia dell’immunoterapia in modelli murini, suggerendo la possibilità di sviluppare un vaccino antitumorale universale

Un vaccino mRNA sperimentale ha potenziato l’efficacia dell’immunoterapia in modelli murini, suggerendo la possibilità di sviluppare un vaccino antitumorale universale capace di attivare il sistema immunitario contro diversi tipi di cancro. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Biomedical Engineering e condotto da un gruppo di ricercatori della University of Florida, guidati da Elias Sayour, oncologo pediatrico e docente presso il Preston A. Wells Jr. Center for Brain Tumor Therapy.
I ricercatori hanno osservato che la combinazione del vaccino con farmaci immunoterapici già in uso — in particolare inibitori del checkpoint immunitario PD-1 — ha determinato una risposta antitumorale marcata nei modelli animali. Il risultato è stato ottenuto non puntando a uno specifico bersaglio tumorale, ma attivando in modo aspecifico la risposta immunitaria, come avviene durante un’infezione virale. La strategia ha incluso l’induzione dell’espressione di PD-L1 all’interno dei tumori, rendendoli più sensibili al trattamento.
«Questo studio descrive un’osservazione inaspettata: anche un vaccino non diretto contro uno specifico tumore o virus, se basato su mRNA, può produrre effetti tumorali specifici», ha dichiarato Sayour. «È una prova di concetto che questi vaccini potrebbero essere sviluppati come vaccini antitumorali universali per sensibilizzare il sistema immunitario contro il tumore individuale del paziente».
Finora, lo sviluppo di vaccini oncologici si è basato su due approcci principali: individuare un bersaglio comune espresso da molte neoplasie o personalizzare la formulazione a partire dalle cellule tumorali del singolo paziente. «Questo studio suggerisce un terzo paradigma emergente», ha commentato Duane Mitchell, coautore dello studio. «Utilizzando un vaccino progettato per attivare una risposta immunitaria forte, senza mirare specificamente al tumore, siamo riusciti a innescare una reazione anticancro significativa».
La nuova formulazione mRNA testata è simile a quella utilizzata per i vaccini anti-Covid, ma non è diretta contro una proteina virale. Lo studio prosegue le ricerche avviate dal gruppo nel campo delle terapie basate su nanoparticelle lipidiche e mRNA, che nel 2023 avevano portato a un trial clinico di fase I su pazienti con glioblastoma, dimostrando una rapida attivazione della risposta immunitaria.
In modelli murini di melanoma, l’associazione tra vaccino mRNA e inibitore PD-1 ha mostrato risultati positivi anche in tumori solitamente resistenti ai trattamenti. Ulteriori test condotti su modelli animali di tumori cutanei, ossei e cerebrali hanno evidenziato risposte favorevoli anche in monoterapia, con eliminazione completa del tumore in alcuni casi.
I ricercatori hanno osservato che l’attivazione generalizzata del sistema immunitario può “risvegliare” cellule T non precedentemente attive e favorirne la proliferazione e la capacità di eliminare le cellule tumorali. «Potrebbe essere un modo universale per attivare la risposta immunitaria contro il cancro», ha affermato Mitchell. «E sarebbe un risultato significativo, se confermato negli studi sull’uomo».
Il team sta ora lavorando per migliorare le formulazioni e avviare nuove sperimentazioni cliniche.
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