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Professioni sanitarie

23 Gennaio 2026

Professioni sanitarie, Gimbe: Personale "saccheggiato" di 33 miliardi. La riforma è a rischio

In dodici anni la spesa per i professionisti è crollata dal 39,7% al 36,6%. Cartabellotta avverte: “Senza risorse il nuovo Ddl sarà solo un esercizio di stile. Il SSN rischia il collasso definitivo”


medico valigietta

Un "saccheggio" sistematico di risorse pubbliche durato oltre un decennio, che ha prosciugato le corsie degli ospedali e svuotato gli ambulatori. È questa la fotografia scattata dalla Fondazione GIMBE durante l’audizione alla Camera dei Deputati sul disegno di legge di riforma delle professioni sanitarie. Secondo i dati presentati dal presidente Nino Cartabellotta, tra il 2012 e il 2024 la spesa per il personale sanitario è stata ridotta virtualmente di 33,04 miliardi di euro. La simulazione di GIMBE rivela un dato strutturale: se nel 2012 la quota destinata al personale rappresentava il 39,7% della spesa sanitaria totale, nel 2024 questa percentuale è scivolata al 36,6%. Una contrazione che si è accentuata paradossalmente proprio negli anni della pandemia e del post-Covid: ben 12,8 miliardi sono stati sottratti nel solo quadriennio 2020-2024.

“È del tutto evidente che una perdita di tale portata ha indebolito e demotivato il capitale umano del Servizio Sanitario Nazionale (SSN)”, ha dichiarato Cartabellotta. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: fuga verso il privato, abbandono precoce della professione e una disaffezione crescente dei giovani medici verso le specialità più gravose. I numeri dell'analisi GIMBE smentiscono in parte il mito della carenza assoluta di medici. L’Italia, con 5,4 medici per 1.000 abitanti, è al secondo posto tra i paesi OCSE (la cui media è di 3,9). Il problema è dove questi professionisti scelgano di lavorare: oltre 92.000 medici operano al di fuori del servizio pubblico. Le vere voragini si aprono in settori specifici: per la medicina di base mancano oltre 5.500 medici di famiglia. Come specialità "disertate" ci sono: pronto soccorso (emergenza-urgenza), radioterapia e medicina nucleare sono ormai ai margini delle scelte dei neolaureati. Per gli infermieri il dato è drammatico. Con 6,9 infermieri per 1.000 abitanti, l’Italia è ben lontana dalla media OCSE di 9,5. Per l’anno accademico 2025-2026, le domande di iscrizione ai corsi di laurea sono state inferiori ai posti disponibili.

Il giudizio di GIMBE sul disegno di legge attualmente in discussione è netto: senza investimenti vincolati, la riforma rischia di essere «lettera morta». La critica principale riguarda la clausola di invarianza finanziaria: si vorrebbe riformare il sistema senza spendere un euro in più. “La legge delega rischia di ridursi a un intervento meramente ordinamentale”, avverte Cartabellotta. “In assenza di risorse per trattenere i professionisti e rendere attrattive le carriere, il rilancio delle politiche del personale rimarrà un miraggio”. GIMBE solleva dubbi anche sulla revisione delle norme sulla responsabilità civile e penale. La tendenza a equiparare le "linee guida" (scientificamente rigorose) alle "buone pratiche" (spesso basate solo sul consenso tra esperti) creerebbe un vuoto normativo pericoloso. Secondo la Fondazione, questa incertezza non solo non protegge i medici, ma rischia di aumentare il contenzioso giudiziario.

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