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23 Gennaio 2026

Sanità globale, gli Usa escono dall’Oms. Impatti su bilancio e governance

Gli Stati Uniti hanno formalmente lasciato l’Oms il 22 gennaio dopo il periodo di preavviso


Oms

Gli Stati Uniti hanno formalmente lasciato l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) il 22 gennaio, dopo il periodo di preavviso previsto dalla normativa americana. La decisione dà attuazione all’ordine esecutivo firmato dal presidente Donald Trump il primo giorno del mandato nel 2025. Secondo quanto riportato da Reuters, Washington non intende rientrare nell’agenzia né mantenere uno status di osservatore e prevede di collaborare con altri Paesi attraverso accordi diretti, anziché tramite un’organizzazione internazionale.

In una nota congiunta dei Dipartimenti della Salute e di Stato, l’amministrazione statunitense ha indicato che i rapporti con l’Oms saranno limitati al fine di completare il processo di uscita. Un funzionario sanitario governativo ha dichiarato che non sono previsti né un ritorno né una partecipazione come osservatore. Il governo Usa ha inoltre confermato l’interruzione dei trasferimenti di risorse verso l’agenzia.

Resta aperta la controversia sui contributi arretrati. In base alla normativa statunitense, il recesso dovrebbe essere preceduto dal pagamento di tutte le quote dovute, stimate in circa 260 milioni di dollari. Un funzionario del Dipartimento di Stato ha tuttavia contestato che la legge preveda l’obbligo di versamento prima dell’uscita. L’Oms ha riferito che gli Stati Uniti non hanno ancora saldato i contributi relativi agli anni 2024 e 2025. La questione sarà esaminata dal Consiglio esecutivo dell’organizzazione nel mese di febbraio, insieme alle modalità operative della gestione dell’uscita.

Sul piano organizzativo, l’impatto finanziario è già in atto. Come riportato in precedenza da Reuters, gli Stati Uniti rappresentavano circa il 18% del finanziamento complessivo dell’Oms. La riduzione delle risorse ha avviato una revisione del bilancio dell’agenzia, con un dimezzamento del management e una riduzione programmata di circa un quarto del personale entro la metà dell’anno, insieme a una riorganizzazione delle attività operative.

Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha invitato a riconsiderare la decisione. Esperti di salute globale hanno segnalato possibili ricadute sulla capacità operativa dell’organizzazione. Secondo Lawrence Gostin, direttore dell’O’Neill Institute for Global Health Law della Georgetown University, la scelta configurerebbe una violazione della normativa statunitense, anche se difficilmente contestabile sul piano politico. Interpellato da Reuters al Forum di Davos, Bill Gates, presidente della Gates Foundation, ha dichiarato di non attendersi un ripensamento a breve termine.

Negli ultimi mesi l’amministrazione statunitense ha avviato l’uscita anche da altri organismi delle Nazioni Unite. Secondo Reuters, sono state avanzate da alcuni osservatori ipotesi sulla creazione di una nuova agenzia alternativa all’Oms, mentre un documento esaminato in precedenza dall’amministrazione suggeriva l’opzione di promuovere riforme interne e una maggiore leadership statunitense all’interno dell’organizzazione.

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