Pandemie
22 Settembre 2026La NUS–Lancet PRIME Commission propone di ampliare i criteri di preparazione alle pandemie

Sorveglianza epidemiologica, laboratori, scorte e piani di emergenza restano essenziali per prepararsi alle pandemie, ma non sono sufficienti a garantire che le popolazioni siano effettivamente protette quando arriva una crisi. È il punto centrale della NUS–Lancet PRIME Commission, che nel rapporto “Transforming Pandemic Readiness for Equity” propone un nuovo modello di preparazione basato anche sulla capacità dei sistemi sanitari e sociali, sull'equità e sul coinvolgimento delle comunità. Il documento è stato presentato il 21 settembre a New York, durante la settimana di alto livello dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, e pubblicato su The Lancet.
La Commissione, denominata Pandemic Readiness through Institutions, Mobilising Communities, and Equity (PRIME), ridefinisce la preparazione pandemica come una capacità dell'intera società di prevenire e affrontare le pandemie, riprendersi dalle loro conseguenze e correggerne gli effetti, tutelando il benessere della popolazione. Il rapporto si basa su ricerche condotte in 20 Paesi, sei revisioni delle evidenze, scenari futuri e modelli epidemiologici.
L'analisi individua cinque vulnerabilità sistemiche che possono ridurre la capacità di risposta: insicurezza nell'accesso ai bisogni essenziali; precarietà abitativa e sovraffollamento; esclusione amministrativa dall'assistenza sanitaria e dalla protezione sociale; sfiducia nelle istituzioni e nelle informazioni sanitarie; fragilità dei sistemi sanitari e sociali. Secondo la Commissione, la preparazione deve quindi essere valutata non soltanto sulla disponibilità di infrastrutture e strumenti tecnici, ma sulla loro capacità di proteggere concretamente le persone.
Il rapporto presenta anche una modellizzazione relativa a una futura pandemia ipotetica da influenza A. Nello scenario analizzato, accelerare lo sviluppo dei vaccini ridurrebbe del 59% i decessi stimati, da 58,5 milioni a 23,9 milioni. Una distribuzione dei vaccini proporzionale alla popolazione dei diversi Paesi, anziché basata sulla capacità di acquisto, potrebbe evitare ulteriori 2,7 milioni di decessi. Interventi destinati ad aumentare la fiducia nella vaccinazione potrebbero evitarne altri 1,9 milioni. Si tratta di stime prodotte dal modello utilizzato dalla Commissione e non di previsioni sull'impatto di una futura pandemia.
Sulla base dei risultati, la Commissione definisce dieci priorità di intervento e sei aree fondamentali, i “Foundational Blocks”, per tradurre la preparazione formale in capacità effettiva di protezione. Tra gli ambiti considerati figurano il coinvolgimento delle comunità, la protezione sociale, il rafforzamento dei sistemi sanitari, la comunicazione del rischio, il finanziamento e la disponibilità di medicinali e vaccini.
Il rapporto introduce inoltre il “PRIME Test”, uno strumento con cui valutare politiche e investimenti verificando se siano in grado di raggiungere e proteggere concretamente le popolazioni durante una crisi. L'obiettivo indicato dalla Commissione è spostare l'attenzione dalla sola esistenza dei piani alla loro capacità di funzionare nella pratica e di raggiungere anche le popolazioni più vulnerabili.
La pubblicazione arriva durante la settimana dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, nel quadro del confronto internazionale sulla prevenzione, preparazione e risposta alle future pandemie.
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