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04 Novembre 2026

Payback farmaceutico, il peso sulle imprese sale al 61%. Lo studio Cerm

Nel polo di Latina Johnson & Johnson, le celebrazioni per il mezzo secolo di attività e l’occasione per chiedere di riformare il payback


Jacopo Murzi

Garantire stabilità alle imprese per non frenare gli investimenti in ricerca, tutelando al contempo la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e l’accesso dei pazienti alle terapie più avanzate. È questo il messaggio emerso a Latina in occasione dell’evento “50 anni di futuro: Italian Health&Care Forum - L’Italia che innova, l’Italia che produce, l’Italia che cura”, promosso dalla multinazionale Johnson & Johnson per celebrare il mezzo secolo di attività nel nostro Paese. Al centro dei lavori è stata presentata una ricerca della Fondazione Cerm (Competitività, Regole, Mercati) incentrata sull'impatto economico del payback farmaceutico. Nato originariamente come misura straordinaria di contenimento della spesa pubblica, il meccanismo ha assunto progressivamente una portata strutturale che rischia di compromettere la capacità di programmazione delle aziende.

I dati dello studio Cerm

Per misurare la reale pressione esercitata sulle imprese, la Fondazione Cerm ha analizzato l’Effective Tax Rate (ETR), indicatore che quantifica l’incidenza complessiva degli oneri rispetto alla redditività aziendale. Sommando alla fiscalità ordinaria il peso del ripiano per gli acquisti diretti, l’ETR medio del campione sale bruscamente dal 25,6% al 61,2%. Il dato diventa ancora più critico per le piccole e medie imprese, dove l'aliquota effettiva oscilla tra l'82,1% e l'86,8%. Nel 2024 il payback sugli acquisti diretti a carico del settore ha toccato quota 2 miliardi di euro. Per riportare la redditività delle aziende a un livello allineato al costo del capitale, lo studio calcola la necessità di una riduzione ponderata dell’onere pari al 72,5%. Tradotto in cifre sui dati 2024, si tratterebbe di alleggerire il carico di circa 1,28 miliardi di euro: il ripiano residuo scenderebbe a 720 milioni, riducendo l’incidenza sul mercato di riferimento dal 15,9% al 5,8%.

Da strumento di contenimento della spesa, a ruolo strutturale

L'analisi ha individuato un doppio binario d'azione: un alleggerimento dell'onere economico nel breve-medio periodo e, sul lungo termine, una riforma complessiva della governance di settore. A sintetizzare l'approccio è stato Fabio Pammolli, professore al Politecnico di Milano: “Lo studio Cerm mostra che il payback farmaceutico, nato come strumento di contenimento della spesa, ha assunto nel tempo un ruolo strutturale, con effetti distorsivi. Sulla base dei dati 2024, lo studio stima in circa 1,28 miliardi di euro la possibile riduzione dell’onere del payback che pesa sulla redditività industriale, con un impatto più pronunciato sulle imprese di piccola dimensione. La sostenibilità del sistema si misura nella capacità di controllare la spesa preservando le condizioni per investire e innovare. Per tenere insieme queste esigenze servirà affidarsi in misura crescente a valutazioni d’impatto integrate, alla gestione della spesa lungo le diverse fasi del ciclo di vita dei prodotti, a incentivi per gli investimenti e alla responsabilizzazione delle Regioni. È così che la governance della spesa farmaceutica può evolvere verso maggiore prevedibilità e competitività”.



Il confronto istituzionale

L'iniziativa ha raccolto i contributi dei vertici di governo e Parlamento. Attraverso un messaggio, il presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, ha rimarcato l'importanza del traguardo raggiunto dall'azienda: “Cinquant’anni rappresentano un traguardo significativo e raccontano una storia di investimenti, ricerca e collaborazione con il sistema sanitario, il mondo scientifico e le comunità locali. Una storia che testimonia come la capacità di guardare al futuro possa tradursi in valore concreto per l’Italia e in nuove opportunità di cura per i cittadini”. Nel suo intervento, il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha sottolineato il ruolo strategico della cooperazione pubblico-privato: "Celebrare questo anniversario significa riconoscere il valore di una realtà che dal territorio contribuisce alla salute delle persone e porta valore alla nostra Nazione. Alle imprese spetta investire, fare ricerca e innovare. Alle istituzioni garantire regole chiare, tempi certi e stabilità. Pubblico e privato devono lavorare insieme con un obiettivo comune: assicurare a tutti i cittadini un accesso equo alle cure e costruire un futuro di innovazione, crescita e salute”. Dal canto suo, il sottosegretario Marcello Gemmato ha illustrato le prospettive di riforma del quadro regolatorio: “Vogliamo creare un quadro normativo certo e favorevole agli investimenti, premiando le imprese che scelgono l’Italia e accelerando l’accesso dei cittadini ai farmaci innovativi. È una direzione già tracciata dalla legge di Bilancio e che troverà ulteriore sviluppo nel Testo Unico della legislazione farmaceutica, nell’interesse delle imprese, del Servizio sanitario nazionale e soprattutto dei cittadini”.



Alleggerire il peso del payback

“Riconosciamo che la manovra di bilancio in arrivo in Parlamento contiene misure significative, in particolare l'accesso precoce ai farmaci innovativi e un meccanismo di incentivo agli investimenti che interviene direttamente sull'abbattimento del payback”, ha detto Carlo Riccini, direttore generale di Farmindustria. “Si tratta di interventi attesi da anni che, seppur introdotti in forma sperimentale, rappresentano un primo passo da consolidare ed estendere. Restano tuttavia aperti i nodi strutturali, come la riforma complessiva del payback e la revisione della clausola della nazione più favorita (Mfn), resi complessi dai vincoli di finanza pubblica che limitano le risorse a disposizione”. L'obiettivo primario resta proprio quello di alleggerire l'impatto del payback, che costituisce ancora oggi un freno pesante agli investimenti e all'innovazione, oltre a rappresentare il principale indicatore monitorato dagli investitori nazionali e internazionali. “Ridurne il peso è indispensabile per attrarre nuovi capitali e consolidare il ruolo dell'Italia quale polo d'eccellenza globale nella ricerca e nella produzione farmaceutica, traguardo condiviso dall'industria e più volte ribadito dallo stesso esecutivo”.

Il ruolo delle Life Sciences e l'impronta di Johnson&Johnson

Il comparto del pharma solo nel 2025 ha generato in Italia 74 miliardi di euro di valore della produzione e 69 miliardi di export, occupando 72.000 addetti diretti (316mila con la filiera e l’indotto). Le sfide competitive globali sono state ricordate da Jacopo Murzi, amministratore delegato di Johnson&Johnson Innovative Medicine Italia. “Le Life Sciences – ha detto – rappresentano per l’Italia molto più di un settore industriale: sono un patrimonio strategico che unisce salute, ricerca, produzione, competenze e crescita economica. In uno scenario globale in cui la competizione per attrarre investimenti e innovazione è sempre più intensa, è fondamentale creare le condizioni perché le imprese possano programmare e investire nel lungo periodo e, allo stesso tempo, il Servizio sanitario nazionale possa favorire un accesso sempre più rapido ai progressi della medicina. Cinquant’anni di presenza in Italia rappresentano per Johnson&Johnson un traguardo straordinario, ma soprattutto un punto da cui guardare avanti. Grazie a una presenza radicata nel Paese, vogliamo continuare a essere un partner del sistema salute e a lavorare, attraverso il dialogo con tutti gli stakeholder, per costruire i prossimi cinquant’anni di progresso a beneficio dei pazienti e della competitività del Paese”.

Il polo di Latina

La presenza dell'azienda sul territorio si traduce in 1.500 addetti suddivisi tra la sede direzionale di Milano e lo stabilimento pontino, oltre a un impegno scientifico che nel 2025 ha visto l'attivazione di 127 studi clinici con oltre 7.500 pazienti coinvolti. Il particolare, lo stabilimento di Latina costituisce un nodo cruciale nella rete di fornitura mondiale del gruppo per il lancio e la produzione di farmaci orali in aree quali oncologia e immunologia. Il sito realizza ogni anno oltre 4 miliardi di compresse, esportandone il 97% all'estero, e adotta soluzioni avanzate come il continuous manufacturing, affiancato da un programma di decarbonizzazione orientato alla neutralità carbonica entro il 2030.



Lazio polo del farmaco

Il settore farmaceutico riveste un ruolo nevralgico per la regione, testimoniato da 18 miliardi di euro di valore della produzione e da una quota pari a circa il 26% del totale dell'export regionale. “Questo risultato è il frutto dell'ottima sinergia instaurata tra il tessuto industriale, il polo universitario, il mondo della ricerca e il personale sanitario, costantemente impegnato nello sviluppo di questo comparto. Per valorizzare appieno questo patrimonio scientifico e industriale, generando al contempo nuove opportunità di sviluppo e di cura, la semplificazione amministrativa risulta essere una leva decisiva. L'obiettivo primario è ridurre le tempistiche necessarie affinché i frutti della ricerca scientifica arrivino direttamente al letto del paziente, migliorando in concreto la qualità della vita dei cittadini. Proprio con questo intento, la Regione Lazio ha recentemente siglato un protocollo d'intesa con Farmindustria e Unindustria, volto ad accorciare le distanze tra le istituzioni e le imprese e ad alleggerire gli oneri burocratici”, ha concluso Antonello Aurigemma, presidente consiglio regionale del Lazio.

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