Tumori
09 Settembre 2026Invecchiamento demografico e divari nell'accesso a screening e terapie guideranno la crescita dell'incidenza dei tumori. cresce l'allarme per le disuguaglianze terapeutiche

Entro il 2050 l'incidenza globale dei tumori subirà un incremento stimato del 67%, portando le nuove diagnosi annue a circa 34 milioni rispetto ai 21 milioni registrati nel 2024. Questo è il principale dato epidemiologico emerso dal “Global Cancer Statistics 2026”, pubblicato su CA: A Cancer Journal for Clinicians, la rivista di punta dell'ACS, e disponibile su cancer.org.
L’analisi, condotta in collaborazione tra l’American Cancer Society (ACS) e IARC, si basa sul database GLOBOCAN 2024 che analizza 34 istotipi tumorali in 186 Paesi. Secondo le statistiche globali sul cancro del 2026, quasi 21 milioni di persone hanno ricevuto una diagnosi di cancro e 9,8 milioni sono morte a causa della malattia in tutto il mondo nel 2024. Si prevede che il numero di casi di cancro raggiungerà i 34 milioni entro il 2050, con un aumento del 67% rispetto al 2024.
I dati evidenziano che nel 2024 la mortalità oncologica globale ha raggiunto i 9,8 milioni di decessi. In termini di rischio assoluto, le stime indicano che circa un quinto della popolazione svilupperà una neoplasia nel corso della vita, con un tasso di mortalità pari a circa un uomo su nove e una donna su tredici.
I dati evidenziano una marcata eterogeneità epidemiologica: nel 2024 in Asia si è registrato il 50,7% dei casi e il 56,5% dei decessi globali (a fronte del 58,8% della popolazione mondiale), con un carico di mortalità sproporzionato rispetto all'incidenza che accomuna anche l'Africa, specchio di prognosi sfavorevoli e diversa distribuzione dei vari istotipi. Al contrario, l'Europa presenta un carico sproporzionatamente elevato sia di casi (21,0%) che di decessi (20,0%) pur rappresentando solo il 9,2% della popolazione mondiale.
L'impatto più pesante colpirà i paesi a basso Indice di Sviluppo Umano (HDI), dove si stima un incremento relativo dei malati fino al 122%. Sul piano clinico, il carcinoma polmonare si conferma la prima neoplasia per incidenza, con 2,6 milioni di casi, e per mortalità globale, con 1,9 milioni di decessi. Il carcinoma mammario si attesta invece come il secondo più diagnosticato in assoluto e il primo nel sesso femminile, registrando 2,4 milioni di casi e 694.000 decessi. La mortalità per questa neoplasia è destinata a quadruplicare nei prossimi decenni, soprattutto nell'Africa subsahariana, evidenziando criticità strutturali e profonde disuguaglianze nell'accesso a screening e terapie tempestive.
Il carcinoma del colon-retto si colloca al terzo posto per incidenza e al secondo per mortalità complessiva, seguito immediatamente dal carcinoma epatico e dal carcinoma gastrico, quest'ultimo responsabile di 980.000 casi e 642.000 decessi. Nella popolazione maschile, il carcinoma prostatico resta la seconda neoplasia più frequente e la quarta causa di morte, con 1,5 milioni di casi e 420.000 decessi, mostrando tassi di letalità particolarmente severi concentrati nei Caraibi e nell'Africa subsahariana.
Il carcinoma della cervice uterina rimane la principale causa di mortalità femminile oncologica in 26 Paesi, configurandosi come una patologia ampiamente prevenibile tramite l'ottimizzazione dei programmi di screening e la diffusione dei vaccini anti-HPV. Al contrario, l'adenocarcinoma pancreatico mostra dinamiche opposte: pur essendo l'undicesimo per incidenza, rappresenta la sesta causa di morte con 491.000 decessi a causa della sua altissima letalità intrinseca. Infine, per quanto riguarda le diagnosi di carcinoma tiroideo, si prevede che questo tumore diventerà il sottotipo predominante nei paesi ad alto reddito entro il 2050.
La proiezione al 2050, spiegano i ricercatori, riflette esclusivamente la crescita e l’invecchiamento della popolazione. Visti questi aumenti, sarebbe necessario un calo annuo del 2% dei tassi di incidenza globali nei prossimi decenni per garantire che il numero di nuovi casi previsti nel 2050 non superi l'attuale incidenza.
I ricercatori sottolineano che l'espansione del carico oncologico non è inevitabile. Ridurre l'esposizione a fattori di rischio prevenibili, tra cui fumo, infezioni, il consumo di alcol, sovrappeso e sedentarietà, rappresenta l'approccio più efficace e sostenibile per ridurre il rischio di cancro e ha prevenire milioni di casi, generando al contempo notevoli benefici sociali ed economici. Una prevenzione e un controllo efficaci del cancro sono inoltre strettamente allineati con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare quelli volti a ridurre la mortalità dovuta a malattie non trasmissibili. L'espansione dei programmi di vaccinazione, lo screening e le iniziative di diagnosi precoce, unite a un accesso equo, diagnosi tempestive e trattamenti efficaci, sono essenziali per arginare il crescente peso del cancro. Allo stesso modo, sono necessari forti impegni politici per investimenti nazionali nella sorveglianza al fine di garantire progressi significativi e misurabili nel controllo del cancro a livello mondiale.
"Ogni regione si trova ad affrontare sfide diverse in materia di cancro, pertanto ogni Paese necessita di un piano specifico. Tuttavia, la prevenzione del cancro deve essere la massima priorità di ogni Paese", ha concluso il dottor Ahmedin Jemal dell'American Cancer Society e coautore dello studio.
Matteo Vian
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