Spesa sanitaria
06 Maggio 2026Ogni euro investito da Roche ne genera 1,8 sull’economia locale. Ma il payback farmaceutico rischia di frenare il motore

Un euro ogni mille di PIL regionale. È questa la misura del peso di Roche sull’economia lombarda, certificata dal primo studio sull’impatto socioeconomico dell’azienda in regione, realizzato con il supporto metodologico di PwC Italia e presentato il 5 maggio nella sede di Monza in occasione dell’evento “Investire in salute. Roche e il modello Lombardia per la crescita del Paese”. L’impatto complessivo ammonta a 467 milioni di euro di PIL, generati attraverso un effetto moltiplicatore che trasforma ogni euro di valore aggiunto diretto in 1,8 euro di ricaduta sull’economia regionale, con 46 branche economiche attive, di cui il 78% sono piccole e medie imprese.
I numeri dell’occupazione
I lavoratori diretti di Roche in Lombardia sono 637, ma il perimetro reale dell’occupazione sostenuta dall’azienda arriva a 1.570 unità equivalenti: ogni dipendente diretto ne sostiene altri 2,5 lungo filiera e indotto. Si tratta di un’occupazione con caratteristiche che la distinguono nettamente dalla media regionale. Il 75% dei dipendenti diretti è laureato, contro una media lombarda del 27%; e le donne rappresentano il 63% della forza lavoro diretta (vs 44%). Quattro generazioni lavorano fianco a fianco: i Millennials rappresentano il 49%, la Gen X il 44%, con presenze anche di Gen Z e Baby Boomers.
Andrea Fortuna, Partner PwC Italy per Healthcare, Pharmaceuticals & Life Sciences, ha illustrato la metodologia dello studio: “Per ogni lavoratore di Roche si sostengono 2,5 lavoratori equivalenti in Lombardia. E il moltiplicatore economico di 1,8 significa che l’azienda non genera valore solo per sé stessa, ma lo distribuisce lungo un ecosistema molto più ampio, con ricadute su PMI, università, terziario e servizi”.
“Roche non è solo un fornitore di salute, ma uno dei motori della regione”, ha detto Stefanos Tsamousis, General Manager di Roche SpA, durante l’evento. “Siamo orgogliosi di aiutare migliaia di pazienti e le loro famiglie e di contribuire al tempo stesso all’economia lombarda e italiana”. Ha poi sottolineato la necessità di trasformare il sistema: “La sanità va riconosciuta come un investimento e non come un costo. I vincoli strutturali, come il payback farmaceutico, vanno rimossi”.
Il nodo del payback
Il dato che ha animato il confronto istituzionale è quello relativo al payback farmaceutico. Nel 2024 Roche ha versato 13,2 milioni di euro in Lombardia – seconda azienda per contributo a livello regionale – e 148,3 milioni a livello nazionale, con un incremento del 30% rispetto ai 114,7 milioni del 2023. Un trend in crescita costante che, secondo l’azienda e diversi interlocutori presenti, sottrae risorse che potrebbero essere reinvestite in ricerca, studi clinici e sviluppo sul territorio.
Marco Alparone, Vicepresidente e Assessore al Bilancio e Finanza di Regione Lombardia, ha inquadrato la questione in una cornice più ampia: “Investire nella salute significa destinare risorse in modo strategico per generare effetti positivi non solo sanitari e sociali, ma anche economici. Le imprese sono un elemento centrale: sono un motore di sviluppo, innovazione e occupazione”. Sul payback Alparone ha aggiunto che la misura era nata come transitoria e che le risorse generate non devono servire a pareggiare i bilanci regionali, ma dovrebbero essere indirizzate verso innovazione, ricerca e trial clinici. “Serve un cambio di paradigma: occorre passare dalla logica dei volumi a quella degli esiti, misurando il valore reale generato dal sistema”.
Il territorio e le sue sfide
Matteo Parravicini, Presidente della sede Monza e Brianza di Assolombarda, ha contestualizzato i dati in uno scenario economico che richiede, a suo dire, “estrema franchezza”: le proiezioni del Centro Studi di Assolombarda indicano per l’area una crescita rivista allo 0,6% nel 2026. In questo quadro, la presenza di un’azienda come Roche assume un valore strategico che va oltre il fatturato. “Non esiste un’azienda competitiva se non lo è il territorio in cui risiede”, ha detto. Ha rilanciato sul tema infrastrutture – è necessario il prolungamento della M5 fino a Monza, così come della M2 fino a Vimercate – come condizione necessaria per mantenere l’attrattività del sistema Brianza, che conta 81mila sedi produttive e un PIL di 35 miliardi con meno di 900mila abitanti.
Sul versante della diagnostica, Burçak Çelik, General Manager di Roche Diagnostics SpA, ha sottolineato come il settore sia ancora sistematicamente sottovalutato in termini di investimenti, nonostante la diagnostica in vitro influenzi il 70% delle decisioni cliniche. “Riconoscere il valore generato da imprese come Roche è il primo passo per accelerare la trasformazione da un modello sanitario reattivo a uno proattivo, capace di prevedere, intervenire precocemente e personalizzare le cure”.
Università, ricerca e trasferimento tecnologico
Durante l’evento si è creata un’occasione di confronto e dialogo tra istituzioni, industria e mondo accademico sul contributo del biotech al sistema economico e occupazionale regionale e su come incentivare il comparto, affrontando insieme le sfide attuali e future.
Monica DiLuca, Prorettrice alla Ricerca e al Trasferimento Tecnologico dell’Università degli Studi di Milano, ha portato la prospettiva accademica, descrivendo gli atenei lombardi come vere infrastrutture di innovazione. Ha citato il percorso in corso di trasferimento delle Scienze della vita a MIND (), dove sono coinvolte 23mila persone coinvolte con 458 milioni di investimento, e l’attività brevettuale dell’Università Statale, quarta in Europa tra gli atenei. “La partnership pubblico-privato è uno strumento fondamentale: quando la relazione si inserisce in una fase precoce della ricerca, si arriva prima al beneficio per la società civile”.
Michele Brait, Direttore Generale della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori, ha presentato l’obiettivo dell’istituto di diventare piattaforma pronta all’uso per le aziende farmaceutiche, mettendo a disposizione campioni e dati clinici certificati, con un finanziamento di circa 7 milioni di euro per i prossimi cinque anni e una pipeline attiva su leucemie con CAR-T, percorsi con cellule staminali e tumori solidi.
Alessandra Gelera, coordinatrice della Filiera Life Science di Assolombarda e Presidente del Cluster Tecnologico Nazionale Scienze della Vita ALISEI, ha infine segnalato un progetto concreto in corso: l’implementazione nelle aziende di attività di screening e prevenzione, in collaborazione con il progetto PARI di Regione Lombardia, come esempio di partnership pubblico-privato applicata alla salute dei lavoratori.
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