Riforma Ssn
06 Maggio 2026In audizione al Senato Salutequità critica il ddl delega sulla riforma del Ssn: assenti una nuova Relazione sullo stato sanitario del Paese e un Piano sanitario nazionale aggiornato

Il disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento del Servizio sanitario nazionale presenta “criticità di metodo e di merito” e arriva senza “una diagnosi corretta e condivisa, gli obiettivi da raggiungere e le azioni di riforma necessarie”. È la posizione espressa da Salutequità durante l’audizione in Commissione Affari sociali del Senato sul ddl delega 1825 relativo alla riforma del Ssn.
Secondo l’associazione, il principale limite del provvedimento è l’assenza di una fotografia aggiornata dello stato di salute del Paese e del sistema sanitario. “Si arriva direttamente alla terapia da somministrare al Ssn senza avere prima condiviso la diagnosi”, afferma Tonino Aceti, presidente di Salutequità.
Nel corso dell’audizione viene evidenziato che la nuova riforma è stata presentata senza una Relazione sullo stato sanitario del Paese aggiornata. L’ultimo documento disponibile riguarda il periodo 2017-2021 ed è stato pubblicato nel 2022. Salutequità ricorda che la relazione rappresenta uno strumento previsto per valutare condizioni di salute della popolazione, risultati raggiunti, utilizzo delle risorse e attuazione delle politiche sanitarie regionali.
L’associazione richiama inoltre l’assenza di un nuovo Piano sanitario nazionale. L’ultimo piano approvato risale infatti al triennio 2006-2008, mentre il Piano sanitario 2025-2027, più volte annunciato, “non risulta ancora disponibile in bozza pubblica”. Anche il Patto per la Salute, sottolinea Salutequità, resta fermo al triennio 2019-2021 ed è stato prorogato per legge.
Tra le criticità indicate figura anche il ruolo attribuito al Parlamento. Il ddl prevede che gli schemi dei decreti legislativi vengano trasmessi alle Commissioni parlamentari per un parere non vincolante entro trenta giorni. Per Salutequità, una riforma strutturale del Ssn richiederebbe invece “una piena centralità del Parlamento”, insieme al coinvolgimento di Regioni, associazioni di pazienti e altri attori del sistema sanitario.
L’associazione giudica inoltre poco sostenibile la tempistica prevista dal disegno di legge, che fissa al 31 dicembre 2026 il termine per l’adozione dei decreti legislativi. Secondo Salutequità, i tempi sarebbero incompatibili con il completamento dell’iter parlamentare, la definizione dei decreti attuativi, la quantificazione degli impatti economici e il confronto con il Ministero dell’Economia e con la Conferenza Stato-Regioni.
Nel documento presentato in audizione viene contestata anche la clausola di invarianza finanziaria prevista dal ddl. “Misure come l’aggiornamento degli standard territoriali, l’introduzione degli ospedali di terzo livello e nuovi standard per la presa in carico dei pazienti cronici complessi difficilmente possono essere realizzate senza risorse aggiuntive certe”, sostiene Salutequità.
Secondo l’associazione, il provvedimento risulta inoltre “sbilanciato” verso l’assistenza ospedaliera, mentre il territorio e il tema dell’equità restano marginali nel testo. Tra i punti ritenuti mancanti vengono citati anche il rafforzamento dei sistemi di monitoraggio delle performance e una revisione dei meccanismi di rimborso delle prestazioni orientata agli esiti di salute.
Salutequità propone quindi tre passaggi prioritari: pubblicare una nuova Relazione sullo stato sanitario del Paese, approvare il nuovo Piano sanitario nazionale con risorse dedicate e costruire una riforma fondata su tempi realistici, coperture finanziarie certe e partecipazione degli attori del sistema sanitario.
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