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Insonnia

15 Aprile 2026

Insonnia cronica, verso il riconoscimento come priorità di salute pubblica

Presentato a Roma il policy paper: colpisce milioni di italiani e costa 14 miliardi l’anno


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L’insonnia cronica non è più un disturbo secondario, ma una vera emergenza sanitaria, sociale ed economica. Con questo obiettivo è stato presentato a Roma, al Centro Studi Americani, il policy paper elaborato dal Gruppo di lavoro su insonnia e altri disturbi del sonno, nato all’interno dell’Intergruppo parlamentare per le Neuroscienze e l’Alzheimer. Il documento punta a ottenere il riconoscimento dell’insonnia cronica come patologia prioritaria di salute pubblica e a definire misure più efficaci di prevenzione e presa in carico. In Italia si stimano circa 13,4 milioni di persone colpite, in prevalenza donne (60-70% dei casi), con un impatto che va ben oltre la qualità del sonno. Le conseguenze riguardano infatti la salute mentale e fisica, con associazioni documentate con patologie psichiatriche, neurodegenerative, cardiovascolari, oncologiche e metaboliche. A pesare è anche il costo complessivo, stimato in circa 14 miliardi di euro l’anno, tra spesa sanitaria e costi indiretti legati a perdita di produttività, incidenti e assenze dal lavoro.



“Per troppo tempo l’insonnia è stata considerata un disturbo secondario, mentre i dati mostrano con chiarezza che si tratta di un tema di sanità pubblica che richiede una maggiore consapevolezza e un approccio più strutturato”, ha dichiarato il ministro della Salute Orazio Schillaci, sottolineando il valore del lavoro scientifico e istituzionale alla base del documento.

Sulla stessa linea l’intervento della deputata Annarita Patriarca, che ha annunciato il deposito di una proposta di legge: “L’insonnia cronica è un’emergenza sanitaria e sociale che coinvolge milioni di cittadini e genera un impatto economico paragonabile a quello di una Legge di Bilancio”. L’obiettivo è riconoscerla come patologia autonoma e invalidante, prevedendo l’inserimento nei Lea, nel Piano nazionale della cronicità e l’istituzione di un Osservatorio dedicato, oltre a maggiori tutele lavorative. Anche la senatrice Beatrice Lorenzin ha evidenziato la necessità di un cambio di passo: “Possiamo iniziare un’azione politica che parta da un intervento congiunto sull’igiene del sonno, attraverso la formazione dei clinici e la sensibilizzazione dei cittadini”, ricordando come il sonno sia un tema centrale anche per la sicurezza, dai luoghi di lavoro alla strada.



Il policy paper analizza in modo sistematico l’impatto sanitario, economico e sociale della patologia, insieme alle criticità nel percorso di diagnosi e cura. L’insonnia cronica resta infatti ampiamente sottodiagnosticata e sotto-trattata: solo il 40% dei pazienti riceve una diagnosi e appena il 21% accede a un trattamento adeguato. Si stima che tra 4 e 5 milioni di persone non abbiano ancora ricevuto una presa in carico appropriata. Dal punto di vista clinico, la patologia si manifesta con difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno per almeno tre notti a settimana per tre mesi consecutivi, con ricadute diurne importanti: stanchezza, irritabilità, deficit cognitivi e riduzione della performance lavorativa, segnalata da oltre l’80% dei pazienti. Non mancano effetti sulla sicurezza: studi indicano un rischio fino a 1,8 volte maggiore di incidenti stradali tra chi soffre di insonnia.

Il documento sottolinea inoltre il crescente impatto tra bambini e adolescenti, spesso correlato all’uso eccessivo di dispositivi digitali, e richiama la necessità di superare un approccio culturale che tende a normalizzare il problema o a gestirlo con soluzioni non sempre appropriate. Alla luce di queste evidenze, il Comitato scientifico propone il riconoscimento dell’insonnia cronica come malattia invalidante, l’integrazione nella pianificazione sanitaria, il rafforzamento della formazione degli operatori e una maggiore sensibilizzazione della popolazione. “Il Policy Paper è il primo passo concreto di questo percorso, che testimonia quali sono le azioni da intraprendere per incentivare un cambio culturale nell’approccio alla malattia”, ha concluso Giovanni Girgenti, general manager di Idorsia, sottolineando il ruolo della collaborazione tra istituzioni, comunità scientifica e industria.

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