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Dispositivi medici

27 Maggio 2026

Dispositivi medici, filiera strategica da 18 miliardi. Industria chiede governance e payback

Presentato al Mimit il rapporto Confindustria Dispositivi medici 2026


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Il settore dei dispositivi medici in Italia vale 18,1 miliardi di euro tra export e mercato interno, ma cresce la pressione sulle catene di approvvigionamento e sulla competitività industriale europea. È quanto emerge dal Rapporto Pri – Produzione, ricerca e innovazione e dall’Indagine su costi delle materie prime, energia e impatto dazi 2026 del Centro studi di Confindustria Dispositivi medici, presentati il 26 maggio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy durante l’evento “Dispositivi medici e competitività industriale: il ruolo strategico del settore in Italia”.

Il comparto, secondo il Rapporto, conta 4.618 imprese e 133.627 occupati, con 7,8 miliardi di produzione, 5,1 miliardi di export e 7,8 miliardi di import. Il mercato interno vale 13 miliardi di euro, sostenuto per il 75% dalla sanità pubblica e per il 25% da quella privata. Gli investimenti in ricerca e sviluppo ammontano a 1,1 miliardi di euro.

Il quadro internazionale, però, espone il settore a nuove criticità. Le imprese operano all’interno di filiere fortemente integrate a livello globale e dipendono in larga parte da componenti e materie prime provenienti dall’Asia. Secondo Confindustria Dispositivi medici, il 68% delle aziende si approvvigiona attraverso forniture extra-Ue lungo le catene del valore. Tra i materiali più esposti alle tensioni geopolitiche figurano semiconduttori, polimeri industriali e componentistica plastica.

Nel rapporto vengono evidenziati anche gli effetti dell’aumento dei costi. Il 71,2% delle imprese segnala difficoltà legate ai trasporti, mentre il 48,5% indica criticità connesse alle tensioni geopolitiche. I costi di produzione sono aumentati in media del 22%, con incrementi superiori al 50% per il 10% delle aziende.

“Il problema non è più il singolo fattore di crisi, ma la sovrapposizione di più tensioni contemporaneamente: energia, logistica, volatilità delle materie prime, frammentazione commerciale e instabilità geopolitica”, ha dichiarato Fabio Faltoni, presidente di Confindustria Dispositivi medici. Faltoni ha chiesto politiche industriali coordinate tra Ministero della Salute, Mef e Mimit, oltre a “una governance stabile del settore” e “una soluzione strutturale al tema del payback”.

Nel corso dell’evento è stato richiamato anche il ruolo strategico della filiera delle scienze della vita nell’economia nazionale. “Vale il 13% del Pil e occupa oltre 3 milioni di persone”, ha dichiarato Marco Nocivelli, vicepresidente di Confindustria con delega alle Politiche industriali e Made in Italy, chiedendo per il comparto “una politica industriale dedicata, al pari di automotive e aerospazio”.

È intervenuto anche il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che ha definito l’economia della salute “una delle filiere strategiche del nuovo Made in Italy”. Urso ha richiamato il Tavolo per la farmaceutica e il biomedicale avviato con il Ministero della Salute e il Piano Transizione 5.0, che prevede quasi 10 miliardi di euro. “In un contesto geopolitico instabile e segnato da difficoltà negli approvvigionamenti, l’Europa deve rafforzare rapidamente la sicurezza delle proprie filiere strategiche”, ha affermato il ministro, indicando inoltre Porto Marghera come possibile sito strategico europeo per lo stoccaggio di materie prime critiche e terre rare.

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