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29 Maggio 2026Un rapporto del Royal College of Physicians evidenzia come il tabagismo si concentri nelle fasce socialmente più fragili

Il tabagismo colpisce in misura molto maggiore le persone che vivono condizioni di vulnerabilità sociale, economica o sanitaria. È quanto emerge dal rapporto 2026 Smoking, Health and Social Justice del Royal College of Physicians britannico, diffuso in occasione della Giornata mondiale senza tabacco del 31 maggio.
Secondo il rapporto, nel Regno Unito fuma il 20,2% dei lavoratori manuali e il 20% dei disoccupati. La prevalenza sale al 40,5% tra le persone con problemi di salute mentale e raggiunge l’80% tra i soggetti con malattie mentali gravi. Tra i detenuti il tasso sfiora l’80%.
Il documento richiama inoltre l’attenzione su gruppi scarsamente rappresentati nelle statistiche ufficiali, definiti “invisibili”, nei quali il tabagismo interessa tra il 58% e il 66% delle persone. Nel Regno Unito questa popolazione viene stimata in circa 2 milioni di individui.
L’analisi evidenzia come il fumo sia strettamente associato alle condizioni socioeconomiche. Secondo i dati Passi 2022-2023, in Italia fuma il 24,5% degli adulti. La prevalenza raggiunge il 36,2% tra le persone con difficoltà economiche e il 25,8% tra chi possiede al massimo la licenza elementare, contro il 18,2% dei laureati.
Particolarmente elevati risultano i tassi di tabagismo tra le persone senza dimora, dove la prevalenza varia tra il 57% e l’82%, fino a quattro volte superiore rispetto alla popolazione generale. Secondo il rapporto, il tabacco rappresenta la prima causa di mortalità in questa fascia della popolazione oltre i 45 anni.
Anche a livello europeo emerge un marcato gradiente sociale. Secondo i dati Eurobarometro riportati nel documento, fuma il 40% dei disoccupati, il 37% dei lavoratori manuali e il 38% delle persone che hanno difficoltà a sostenere le spese domestiche, contro il 21% di chi non presenta problemi economici.
Secondo Johann Rossi Mason, direttrice dell’Osservatorio Mohre, il tabagismo dovrebbe essere affrontato sempre più come un fenomeno sociale oltre che sanitario. Tra le proposte indicate figura l’estensione dei percorsi “opt-out” per la cessazione del fumo nei servizi sanitari, dalle cure primarie ai pronto soccorso, con offerta sistematica di consulenza e supporto ai fumatori.
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