ebola
27 Maggio 2026Secondo l’infettivologo Giuseppe Ippolito il focolaio di Ebola in Congo e Uganda cresce più rapidamente rispetto alle precedenti epidemie di Bundibugyo

L’attuale epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda presenta una crescita “molto più repentina” rispetto ai precedenti focolai di Bundibugyo e risente anche della riduzione del supporto internazionale sul campo dopo l’uscita degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità. Lo afferma all’Adnkronos Salute Giuseppe Ippolito, docente di Malattie infettive alla Unicamillus-Saint Camillus International University of Health Sciences di Roma ed ex direttore del Centro di coordinamento dell’Oms per le malattie altamente infettive.
“Questa epidemia, in base ai dati che abbiamo, è diversa dalle altre per velocità di diffusione e di crescita”, osserva Ippolito. “Confrontando le curve epidemiologiche con le precedenti epidemie di Bundibugyo, questa ha avuto senza dubbio una crescita molto più repentina”.
Secondo l’infettivologo, per comprendere l’effettiva portata del focolaio sarà necessario “tracciare tutti i casi”. “L’Oms lo dice chiaramente: solo tracciando tutti i casi sarà possibile definire con precisione che cosa è successo”, sottolinea.
Ippolito collega inoltre le difficoltà operative alla riduzione del supporto statunitense alle attività dell’Oms. “L’uscita dall’Organizzazione mondiale della sanità degli Usa, decisa da Trump, ha fatto sì che ci sia una minore quantità di personale sul terreno”, afferma. “L’Italia continua ad avere volontari in quelle aree, ma non la capacità di supporto a un Paese che avevano i Cdc americani”.
Secondo Ippolito, il numero dei casi confermati sarebbe ancora limitato rispetto ai casi osservati secondo definizione clinica e resta da capire quanti contagi non siano stati intercettati dal sistema di sorveglianza. “Dobbiamo vedere quanti il sistema non ne ha tracciati”, osserva.
L’esperto sottolinea inoltre che il diverso comportamento epidemiologico non sarebbe spiegato soltanto dalle caratteristiche del virus. “Sicuramente è un patogeno leggermente diverso, come evidenziano le analisi dei sequenziamenti, ma non da giustificare un cambiamento tale in una patologia di questo tipo”, spiega. “Conta più la politica, la mancanza degli aiuti”.
Nel corso dell’intervista Ippolito richiama anche il peso delle dinamiche sociali e culturali nella gestione dell’epidemia. In alcune aree del Congo, riferisce, si sono verificati episodi di opposizione alle procedure di isolamento e alle modalità di gestione dei cadaveri previste per limitare i contagi. “L’Oms chiede di non lavare i cadaveri, come prevede invece la tradizione”, ricorda l’infettivologo, evidenziando il rischio legato alle pratiche funerarie nelle aree colpite.
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