giornata mondiale senza tabacco
29 Maggio 2026In occasione della Giornata mondiale senza tabacco, ACC richiama l’attenzione sul peso del tabagismo nei tumori

Il fumo continua a rappresentare il principale fattore di rischio oncologico evitabile, con un impatto che nel 2024 ha contribuito a circa 420.000 morti per tumore in Europa, di cui 55.000 in Italia. È quanto emerge dai dati elaborati da Alleanza Contro il Cancro (ACC), la Rete oncologica nazionale del Ministero della Salute, diffusi in occasione della Giornata mondiale senza tabacco del 31 maggio.
Secondo ACC, nove tumori del polmone su dieci sono riconducibili al consumo di sigarette. Nel 2024 il tabagismo ha contribuito inoltre a circa 885.000 nuove diagnosi oncologiche in Europa, 130.000 delle quali in Italia.
Le analisi della Rete evidenziano come il peso del fumo continui a riflettersi nella distribuzione dei tumori tra Paesi, territori e gruppi sociali differenti. Secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), il tabagismo non è associato soltanto alla maggior parte dei tumori polmonari, ma aumenta significativamente anche il rischio di almeno altri sedici tipi di neoplasia, tra cui quelle del cavo orale, della gola, del pancreas, del colon-retto, della vescica, del rene e dell’esofago.
Dall’analisi dei registri oncologici europei emerge inoltre una differenza fino a tre volte nell’incidenza del tumore del polmone tra le donne residenti nei Paesi con maggiore diffusione del tabagismo e quelle dei Paesi in cui l’abitudine al fumo è meno frequente. Nel 2024 sono stati stimati circa 22.000 casi in eccesso nei Paesi con livelli di incidenza superiori alla media europea.
“I dati dimostrano che le politiche di contrasto al fumo producono effetti concreti quando vengono applicate con continuità”, afferma Diego Serraino, epidemiologo e consulente di Alleanza Contro il Cancro. “La riduzione registrata negli uomini italiani conferma l’efficacia degli interventi di prevenzione, mentre restano più evidenti le criticità nella popolazione femminile, dove il consumo di sigarette si è diffuso più tardi e continua a generare conseguenze sanitarie rilevanti”.
Secondo ACC, le misure introdotte in Italia negli ultimi due decenni hanno contribuito a una significativa riduzione dell’incidenza e della mortalità per tumore del polmone nella popolazione maschile, con circa 67.000 decessi evitati tra il 2007 e il 2019. Tra le donne, invece, il bilancio resta negativo, con circa 16.000 decessi in più rispetto al periodo 2003-2007.
Alla dimensione geografica si affianca quella sociale. In base agli indicatori PASSI relativi al biennio 2023-2024, fuma il 24% degli italiani tra 18 e 69 anni, ma la prevalenza risulta più elevata tra le persone con minore livello di istruzione e tra chi vive condizioni economiche più difficili.
“Il fumo è ancora oggi il principale fattore di rischio oncologico evitabile”, sottolinea Ruggero De Maria, presidente di ACC. “I dati di Alleanza Contro il Cancro mostrano che le politiche di prevenzione funzionano, ma anche che il tabagismo continua a colpire di più donne, giovani adulti e fasce socialmente più vulnerabili. Per questo il contrasto al fumo deve restare una priorità stabile delle politiche sanitarie, non solo come intervento di prevenzione individuale, ma come misura concreta di equità e salute pubblica”.
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