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25 Maggio 2026

Sanità digitale, il 61% dei medici usa già strumenti di intelligenza artificiale

Secondo il Politecnico di Milano il 61% dei medici specialisti e dei medici di famiglia utilizza strumenti di Gen AI


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Il 61% dei medici specialisti e dei medici di medicina generale e il 37% degli infermieri dichiara di avere già utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa, prevalentemente attraverso piattaforme generaliste. È quanto emerge dall’ultima ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, presentata al Festival dell’Economia di Trento.

“L’AI può generare un impatto profondo sulla pratica clinica e sui pazienti”, ha spiegato Chiara Sgarbossa, direttrice dell’Osservatorio. Secondo Sgarbossa, la diffusione di questi strumenti “richiede un approccio guidato da responsabilità e da un giusto senso di urgenza perché questi strumenti stanno entrando rapidamente nella quotidianità di professionisti e cittadini”.

Dalla ricerca emerge inoltre che la formazione sull’intelligenza artificiale generalista interessa attualmente circa il 30% dei professionisti sanitari.

Nel corso dell’incontro, Andrea Laghi, direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini dell’Irccs Istituto Clinico Humanitas, ha sottolineato che “il valore di un algoritmo di intelligenza artificiale non è nel vedere o meno una frattura ma, ad esempio, nel migliorare il percorso del paziente da quando arriva in Pronto soccorso a quando ne esce”.

Secondo Laghi, per integrare efficacemente questi strumenti è necessario “un team multiprofessionale che includa ingegneri biomedici, ingegneri clinici, data scientist, esperti giuristi e amministrativi”.

Tra i possibili ambiti applicativi dell’intelligenza artificiale in sanità sono stati indicati il supporto alla pre-interpretazione degli esami diagnostici, l’efficientamento delle liste d’attesa attraverso la selezione dei pazienti prioritari e il supporto alla relazione medico-paziente tramite strumenti conversazionali.

Laghi ha inoltre spiegato che “una Tac fatta oggi per motivi oncologici, grazie all’AI e quindi a sistemi integrati di machine learning, presenta una dose di radiazioni del 60% più bassa rispetto a uno stesso esame fatto 4-5 anni fa”.

Sul fronte normativo, Domenico Mantoan, amministratore delegato dell’Ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda ed ex direttore generale di Agenas, ha ricordato che l’Italia “è stata il primo Paese Ue a dotarsi di una legge che sdogana l’uso dell’intelligenza artificiale ma con dei paletti”.

Secondo Mantoan, l’intelligenza artificiale “non deve sostituire l’uomo e nemmeno il medico”. Ha inoltre precisato che “i dati sanitari in chiaro del cittadino possono essere utilizzati solo per la cura, mentre per la ricerca devono essere pseudoanonimizzati e per la programmazione solo anonimi”.

Mantoan ha infine richiamato la necessità di controllare gli algoritmi e di informare il cittadino quando una diagnosi viene effettuata con il supporto dell’AI. “Perché non si crei un far west, i manager degli ospedali devono conoscere la legge e saper governare il fenomeno”, ha affermato.

Nel corso dell’intervento è stato inoltre ricordato che Agenas sta sviluppando la piattaforma nazionale “Mia”, basata sull’intelligenza artificiale, per supportare i medici di medicina generale nella presa in carico dei pazienti cronici.

TAG: DIGITALE, INTELLIGENZA ARTIFICIALE

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