Prevenzione
24 Febbraio 2026Il dato è emerso durante la tavola rotonda Casagit Salute–Pmi Salute sull’invecchiamento e sostenibilità dei sistemi assistenziali

Solo il 4% della spesa dei fondi sanitari integrativi è destinato alla prevenzione. Il dato è stato presentato a Roma durante la tavola rotonda “La psicologia dell’invecchiamento tra clinica, prevenzione e qualità della vita”, organizzata da Casagit Salute e Pmi Salute, dedicata ai temi della longevità in salute e della sostenibilità dei sistemi assistenziali.
Nel corso dell’incontro è stato richiamato il quadro demografico nazionale, con un quarto della popolazione italiana di età pari o superiore a 65 anni e oltre quattro milioni di over 80, in un contesto segnato dall’aumento delle persone sole e dalla riduzione delle nascite. Secondo i dati discussi, nel 2023 il 58% delle strutture sanitarie risultava privato, quota che supera il 70% nell’assistenza residenziale, elemento indicato come segnale della pressione sul Servizio sanitario nazionale.
Il tema della prevenzione è stato al centro degli interventi. Marco Micocci, professore di matematica finanziaria e scienze attuariali all’Università di Cagliari, ha evidenziato che, su un campione di sei milioni dei 16 milioni di iscritti ai fondi integrativi, la prevenzione rappresenta una quota residuale della spesa complessiva. Lo stesso intervento ha richiamato l’incremento del ricorso alle cure con l’età, stimato intorno al 30% a 40 anni e superiore all’80% a 70 anni, con possibili implicazioni per la sostenibilità dei sistemi di copertura sanitaria.
Sul piano clinico, Francesco Landi, direttore Scienze dell’invecchiamento della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, ha sottolineato come la fascia tra 40 e 60 anni rappresenti una fase rilevante per la prevenzione della fragilità in età avanzata. Interventi su alimentazione, attività fisica, parametri metabolici, fumo e sonno possono contribuire a un incremento degli anni di vita in buona salute, stimato fino a 15 anni nelle donne e 12 negli uomini.
Il ruolo dei determinanti comportamentali è stato richiamato anche da Fabio Lucidi, docente di psicometria alla Sapienza Università di Roma, che ha evidenziato l’importanza della motivazione nel consolidamento di stili di vita salutari e dell’invecchiamento attivo, basato su stimoli cognitivi, relazioni sociali e movimento.
In ambito cognitivo, Giovanni Anzidei, vicepresidente della Fondazione Igea, ha presentato dati del protocollo Cnr “Train the brain”, secondo cui il 2% degli over 45 presenta deficit cognitivi conclamati e circa il 20% valori ai limiti della norma, spesso non riconosciuti. Screening e controlli preventivi sono stati indicati come strumenti utili per interventi personalizzati e per la riduzione del carico assistenziale nel medio-lungo periodo.
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