malattie infettive
21 Luglio 2025Le infezioni sessualmente trasmesse continuano a crescere a livello nazionale ed europeo. Nonostante l’87% della popolazione dichiari di conoscere queste patologie e l’80% sia a conoscenza dei test diagnostici, solo tre persone su dieci vi si sottopongono

Le infezioni sessualmente trasmesse (Ist) continuano a crescere a livello nazionale ed europeo. Nonostante l’87% della popolazione dichiari di conoscere queste patologie e l’80% sia a conoscenza dei test diagnostici, solo tre persone su dieci vi si sottopongono. Nel 90% dei casi, la diagnosi arriva dopo l’infezione. È quanto emerge dal report Infezioni sessualmente trasmesse: barriere e soluzioni della diagnosi precoce, presentato a Roma alla Camera su iniziativa dell’onorevole Mauro D’Attis, in collaborazione con l’onorevole Gian Antonio Girelli.
Il documento, coordinato da Ls Cube con il contributo di Hologic Italia, rappresenta la fase finale di un progetto condotto con un focus group multidisciplinare e si basa su due sondaggi anonimi: uno rivolto a clinici (infettivologi, ginecologi, dermatologi, microbiologi), l’altro a un campione della popolazione generale.
Secondo il report, tra chi non ha mai effettuato un test, il 48% non sa a chi rivolgersi. Il 60% degli intervistati individua lo specialista come referente (ginecologo o andrologo), ma non esiste una figura clinica predominante nella presa in carico. Inoltre, quasi il 60% si dichiara insoddisfatto delle informazioni ricevute dal proprio medico sulla salute sessuale, mentre per il 90% il tema delle Ist è poco trattato a ogni livello.
Tra le barriere indicate dai clinici emergono criticità normative, carenza di test gratuiti e inadeguatezza informativa, oltre alla necessità di una maggiore chiarezza nei percorsi di accesso.
Nel documento vengono proposte quattro direttrici di intervento:
Secondo Barbara Suligoi, direttrice del Centro operativo Aids dell’Istituto superiore di sanità, i dati 2023 — in corso di pubblicazione — segnalano un aumento delle Ist del 9% rispetto al 2022 e del 17% rispetto al 2021. «Si registra una crescita costante rispetto al periodo pre-Covid, a cui si somma un sommerso stimato al 25% per le Ist batteriche», ha spiegato. Per la sifilide, la quota di asintomatici con diagnosi incidentale raggiunge il 50%.
Suligoi ha sottolineato la necessità di rafforzare i checkpoint territoriali, ampliare la formazione del personale sociosanitario e valorizzare il ruolo del terzo settore, per intercettare i soggetti che non accedono spontaneamente ai test. «La diagnosi precoce è fondamentale per avviare subito il trattamento e prevenire complicanze gravi», ha ricordato. Tra queste, meningiti da sifilide, infertilità da clamidia, gravidanze ectopiche e rischio aumentato di Hiv associato a tutte le principali Ist.
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