Dazi
01 Aprile 2025Secondo un’analisi pubblicata su JAMA, le tariffe potrebbero causare un aumento dei costi fino a 750 milioni di dollari per il settore e aggravare le tensioni sulle già fragili catene di approvvigionamento

Il governo canadese lancia l’allarme sui nuovi dazi che l’amministrazione Trump vuole imporre sui farmaci prodotti in Canada e destinati al mercato statunitense. Secondo un’analisi pubblicata su JAMA, le tariffe potrebbero causare un aumento dei costi fino a 750 milioni di dollari per il settore e aggravare le tensioni sulle già fragili catene di approvvigionamento.
"Questi farmaci sono vitali per gli americani, ma provengono in gran parte dal Canada", avverte Mina Tadrous, professore all’Università di Toronto e autore dello studio. "Le tariffe potrebbero avere un impatto significativo sulla catena di distribuzione e sulla capacità dei pazienti di accedere ai medicinali di cui hanno bisogno".
Tra i farmaci più esposti ci sono antidepressivi come il bupropione, antibiotici e trattamenti essenziali per patologie gravi, tra cui l'ibalizumab, utilizzato per l’HIV resistente ai farmaci, e il sotalolo, impiegato nelle aritmie cardiache potenzialmente fatali. Secondo lo studio, decine di questi farmaci vengono prodotti esclusivamente in Canada, rendendo il sistema particolarmente vulnerabile.
Sebbene i farmaci canadesi rappresentino solo l’1,9% del mercato statunitense, qualsiasi perturbazione della catena di approvvigionamento potrebbe avere conseguenze sproporzionate. "Anche piccoli cambiamenti nella produzione e nella distribuzione possono tradursi rapidamente in carenze", sottolinea Tadrous. Dopo la pandemia di COVID-19, gli Stati Uniti hanno già sperimentato un aumento delle difficoltà nel reperire medicinali essenziali, al punto che nel 2023 una commissione del Senato ha classificato il problema come una minaccia alla sicurezza nazionale.
L’impatto, però, non si fermerebbe agli Stati Uniti. "Le carenze non conoscono confini", avverte Tadrous. Se l’amministrazione americana estenderà i dazi anche ai farmaci provenienti da Europa, Cina e India, la stretta sulla supply chain potrebbe aggravarsi, con ripercussioni anche sul mercato canadese e globale. Il settore farmaceutico dipende da una produzione altamente frammentata: i componenti di un singolo farmaco possono provenire da cinque o più Paesi, il che rende il sistema estremamente sensibile a misure protezionistiche come i dazi.
"Non possiamo costruire nuove fabbriche dall'oggi al domani", spiega Tadrous. "Per sviluppare un nuovo sito di produzione servono anni, e per portare un nuovo farmaco sul mercato possono volerci fino a quattro anni". Se le tariffe entreranno in vigore dal 2 aprile, gli effetti potrebbero farsi sentire nel giro di poche settimane, avverte David Zgarrick, professore emerito di farmacia alla Northeastern University di Boston. "Stiamo entrando in un territorio inesplorato, ma è facile immaginare un impatto serio per farmacie, pazienti e operatori sanitari".
L’industria farmaceutica e i governi dovranno muoversi in fretta per evitare che la guerra commerciale metta a rischio l’accesso ai medicinali essenziali.
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