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01 Aprile 2025

Povertà sanitaria, il ruolo primario del terzo settore

Sono 12.000 le Organizzazioni non profit attive nella sanità territoriale, tre quarti delle quali sostenute dal solo lavoro volontario. Presentato a Milano un libro sulle disuguaglianze di salute e la povertà sanitaria. L’importanza delle organizzazioni non profit nell’assistenza territoriale


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«Sono 12.000 le Organizzazioni non profit attive nella sanità territoriale, tre quarti delle quali sostenute dal solo lavoro volontario. La distribuzione sul territorio nazionale è - tra regioni del nord, centro e sud - piuttosto omogenea. Di questo ambito fanno parte anche gli ospedali non profit, che sono 34, primo tra tutti il Policlinico Gemelli. Complessivamente i dipendenti impiegati nelle Onp sanitarie sono poco meno di 97.000». Luca Pesenti, docente alla Cattolica di Milano, è il curatore, insieme a Giancarlo Rovati, del volume “Tra le crepe dell’universalismo. Disuguaglianze di salute, povertà sanitaria e Terzo Settore in Italia” (il Mulino). 

Nel corso della presentazione del libro a Milano, organizzata dall’Osservatorio povertà sanitaria del Banco Farmaceutico, mette in luce come le carenze del nostro Servizio sanitario nazionale siano evidenti nei circa 40 miliardi di euro annui di spesa sanitaria out of pocket, ovvero a totale carico dei cittadini. Per il 45% si tratta di spese per visite specialistiche, a seguire quelle per farmaci, dispositivi medici e ticket. «È questa la vera privatizzazione della sanità in atto», sintetizza.

Premesso che, secondo l’Istat, sono oltre cinque milioni, in Italia, le persone in uno stato di “povertà assoluta”, Pesenti spiega che la spesa sanitaria dei poveri si attesta sui 10 euro mese: «Le famiglie povere spendono solo il 16% di quanto spendono le famiglie non povere per la sanità. La disuguaglianza è più accentuata nelle città metropolitane. Si calcola poi che siano circa 4,4 milioni gli italiani che rinunciano a visite mediche o controlli preventivi». 

L’obiettivo cui tendere dovrebbe essere, per lo studioso, quello di un “welfare mix”, un sistema integrato che, pur mantenendo una forte governance pubblica, promuova una maggiore sinergia tra attori pubblici e privati, «sperimentando nuovi modelli di co-progettazione e co-produzione dei servizi. In questa ottica molto utile potrebbe essere lo sviluppo delle case di comunità previste dal Pnrr».

Ssn tra carenze di risorse e necessità di integrazione tra gli operatori

Non è solo una questione di risorse finanziarie destinate al comparto ma anche quelle contano, fa notare Erika Mallarini, docente alla Sda Bocconi: «La nostra spesa sanitaria pubblica si attesta al 6,7% del Pil, contro il 9,2% del Regno Unito e l’11% della Germania. La coperta è corta, bisogna passare dalla disuguaglianza all’equità. Ciò nonostante, è ancora elevata la fiducia dei cittadini verso la sanità nazionale, il cosiddetto Trust Index. Semmai a mancare è la fiducia reciproca tra i diversi stakeholder del sistema, basti pensare alle recenti polemiche tra farmacie e laboratori analisi riguardo ai test che è possibile effettuare in farmacia».

Mariapia Garavaglia, già ministro della Sanità e ora presidente della Fondazione Roche, ricorda che alle origini del Ssn, istituito nel 1978, c’è un principio di universalismo che non va mai dimenticato. In questo senso è da sottolineare l’importanza della legge, approvata lo scorso anno, che estende il diritto ad avere un medico di medicina generale anche alle persone senza fissa dimora o comunque prive di residenza anagrafica. In linea con il diritto alla salute garantito dall’art. 32 della Costituzione. Riguardo all’ampliarsi delle disuguaglianze di salute, che si riflettono anche in notevoli differenze di aspettativa di vita tra cittadini e cittadini, a seconda delle regioni (ma anche delle città) di appartenenza, Garavaglia auspica un maggiore coinvolgimento del Terzo settore nelle politiche di salute pubblica. 

Gli interventi di Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico, e Giuliano Salvioni, presidente dell’Associazione Banco Farmaceutico Milano, concordano nell’individuare nei 25 anni appena compiuti dal Banco un esempio di efficace collaborazione tra non profit, impresa privata e istituzioni. Con il contributo fondamentale della rete delle farmacie, rappresentate all’incontro milanese dalla presidente di Federfarma Lombardia Annarosa Racca.

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