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Governo e Parlamento

15 Marzo 2024

Decreto anziani, la riforma dell’assistenza è solo un punto di partenza

Un nuovo approccio, integrato e comunitario, per l’assistenza agli anziani è auspicato da tempo. E il primo passo, per avviare il cambiamento nell’offerta dei servizi, non più distinti fra ambito sociale o sanitario, è proprio l’intento della riforma, sancita dalla legge delega 33 dello scorso anno


Decreto anziani, la riforma dell’assistenza è solo un punto di partenza

Un nuovo approccio, integrato e comunitario, per l’assistenza agli anziani è auspicato da tempo. E il primo passo, per avviare il cambiamento nell’offerta dei servizi, non più distinti fra ambito sociale o sanitario, è proprio l’intento della riforma, sancita dalla legge delega 33 dello scorso anno, alla quale è seguito il decreto legislativo attuativo approvato dal Consiglio dei ministri, ora in procinto di essere pubblicato in Gazzetta ufficiale. Un primo passo, così come è stato definito nella conferenza stampa di ieri alla Camera dei deputati per presentare la legge, che segna il punto di partenza per la presa in carico di una grossa fetta di popolazione (14 milioni di persone in Italia sono over 65) da parte di tutta la società.

Nel descrivere il ruolo svolto dal ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, la viceministra Maria Teresa Bellucci, non nasconde la soddisfazione e l’impegno. “È stato – commenta – un lavoro durissimo e una impresa ardua, soprattutto per la tempistica. Da marzo dello scorso anno, abbiamo iniziato un lavoro matto e disperatissimo. Difficilmente si è riusciti ad approvare una delega al governo e poi un decreto legislativo di riforma in un tempo così breve. Dovevamo rispettare i tempi e sapevamo che sarebbe stato difficile. Il decreto è arrivato al Consiglio dei ministri, superando prima il passaggio parlamentare nelle commissioni. Tutto può essere migliorato, ma sono consapevole che la storia di cose complesse è fatta di punti di caduta, mediazione e sostenibilità”. “Abbiamo stanziato oltre un miliardo di euro perché avevamo detto che avremmo cercato tutte le risorse possibili”. Per Bellucci, la chiave di volta della riforma è creare una integrazione sociosanitaria reale e un’assistenza domiciliare che renda la casa il luogo di cura ideale. “Per questo – afferma – sono stati stanziati 250 milioni di euro che sappiamo non sono sufficienti”. Fra le misure previste c’è la prestazione universale, ovvero un assegno di accompagnamento che “prevede – spiega – una sperimentazione biennale mettendo per adesso in sicurezza le persone più fragili, gli over 80”. “In questi giorni aspettiamo la bollinatura da parte della Ragioneria dello Stato che non sarà il punto di arrivo ma quello di partenza. Da lì, si continuerà a lavorare e si lavorerà ancora di più”.

“Il secondo Paese al mondo per percentuale di vecchiaia è il primo che presenta un decreto di legge che rovescia il paradigma”, è il commento di Monsignor Vincenzo Paglia, fra i fautori della legge in qualità di presidente della commissione per l'attuazione della riforma dell'assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana del ministero della Salute. “Ma perché questa legge non sia un fuoco di paglia – invoca –, richiede la collaborazione di tutti”. Fin dall’inizio, dal settembre 2020, “ci abbiamo creduto perché le difficoltà erano enormi. La più grande – afferma – è stata quella di far dialogare le parti del Paese perché si convergesse su questa riforma”. Per monsignor Paglia, dal punto di vista della comunicazione sulla riforma è passato unicamente il messaggio della prestazione universale, “ma – rileva – non è il suo core business. La legge – spiega – prevede che la società intera si prenda cura di tutti gli anziani, non solo una parte, attraverso la presa in carico. Se non si comprende questo – sottolinea –, non si comprende la legge e saltiamo l’obiettivo cruciale”. “Se si attua una assistenza socio-sanitaria integrativa potremo realizzare che è possibile un maggiore benessere degli anziani e un risparmio della spesa enorme per i pronto soccorso”.



Gli enti locali nella riforma svolgeranno un ruolo cruciale, come evidenzia Roberto Pella, membro della commissione Bilancio della Camera e vicepresidente vicario dell’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci). “Per noi sindaci – osserva – avere nella nostra cittadinanza figure di esperienza può aiutarci a evitare errori. La messa al centro dell’anziano di questa riforma è accompagnata dalla interlocuzione che i comuni dovranno avere con il governo per collaborare. La proposta cambierà completamente il quadro nazionale dei nostri anziani. È merito di monsignor Paglia – commenta – che crede nel ruolo degli amministratori locali. Questa riforma può cambiare la storia dell’Italia”.



Dagli specialisti nella cura delle persone anziane arriva l’approvazione per questa riforma che intende passare da una logica di sistema a silos verso un continuum dell’assistenza. “In questi anni in Italia si è creata una creatura anomala del vecchio fragile che non è ancora definita dai libri”, sostiene Roberto Bernabei, ordinario di medicina interna all'Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente di Italia Longeva. “Oggi quello che invece abbiamo è una persona che ha tante malattie. Nella legge si parla di Pua, ovvero di Punto unico di accesso, dove andare se si ha un problema mentre oggi passiamo la giornata cercando di districare le situazioni. Sono convinto che con questa legge, emergeranno delle professionalità nuove, al servizio del Paese”.  Altro beneficio della riforma, secondo Graziano Onder, responsabile della segreteria scientifica dell’Istituto superiore di Sanità, è il tentativo di ridurre la frammentazione regionale attraverso delle strategie nazionali. “Ci sono Regioni – osserva – in cui si vive meglio ed è chiaro che lo sforzo vada fatto per creare dei livelli minimi di assistenza agli anziani. La riforma cerca inoltre di dare una spinta alla formazione degli assistenti familiari, riconosciuta a tutti gli effetti nel mondo sanitario. I Pua sono cruciali e li definisco dei ‘pronto soccorso della cronicità’. L’Istituto è pronto a prendere carico della attività perché è importante portare avanti la riforma”.

Chi insiste sul cambio di orientamento è Andrea Ungar, presidente della Società italiana di gerontologia e geriatria. “La legge – afferma – spero sia il punto di partenza per il cambio di paradigma dell’assistenza all’anziano che non è adeguato al presente. Dobbiamo sicuramente investire di più in sanità ma possiamo assistere gli anziani molto meglio risparmiando. In ogni setting c’è necessità di un corretto approccio geriatrico”. Anche per Lorenzo Palleschi, presidente Società italiana di geriatria ospedale e territorio, il mutamento era necessario: “abbiamo accolto con favore la legge e lo sforzo finanziario per metterla a terra. Pensiamo che la riforma non fosse più prorogabile e fosse necessario un cambio di rotta per orientarsi verso un modello incentrato sulla domiciliarità”.

Infine, Paolo Petralia, vicepresidente vicario della Federazione italiana aziende sanitarie ospedaliere (Fiaso), spiega come si sia creata una alleanza fra professionisti, comuni e aziende. “Un’alleanza – sostiene – che vogliamo rinforzare ulteriormente. Non vogliamo aspettare standardizzazioni teoriche ma valorizzare le risorse. Per questo, 53 aziende pubbliche italiane hanno deciso di lavorare per ragionare insieme a isorisorse con due sperimentazioni nazionali, una sul virtual hospital e una sulla logica complessiva degli interventi sull’anziano. Vogliamo – conclude – partire dall’esperienza dal basso per portare a un prodotto nuovo”. 

TAG: ANZIANI

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