liste attesa
23 Ottobre 2026Dal 99% delle prime visite nei tempi al 55,3%: il nuovo bollettino Agenas fotografa le differenze territoriali. E sulla classe P le distanze superano gli 80 punti percentuali

Tra le Regioni italiane la differenza nel rispetto dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie è ancora molto ampia. Per le prime visite specialistiche si passa dal 99% della Basilicata al 55,3% della Puglia; per gli esami diagnostici dal 97% del Veneto al 64,7% dell’Umbria. È quanto emerge dal primo Bollettino trimestrale di Agenas, aggiornato al 30 settembre 2026, che confronta i primi nove mesi dell’anno con lo stesso periodo del 2025. Il quadro nazionale mostra un miglioramento, con il rispetto dei tempi di garanzia salito dal 76,9% al 78,6% per le prime visite e dall’83,3% all’85% per gli esami diagnostici. Ma le medie nascondono differenze significative: accanto a territori con percentuali superiori al 90%, altre Regioni non riescono a garantire nei tempi previsti neppure sette prestazioni su dieci. A incidere sulla lettura dei risultati è anche la diversa distribuzione delle prescrizioni tra le classi di priorità, in particolare quella programmabile, che richiede un approfondimento sull’appropriatezza prescrittiva.
Prime visite, la classifica regionale
La graduatoria delle prime visite vede quattro Regioni sopra il 90% di rispetto dei tempi di garanzia: Basilicata, Lazio, Marche e Veneto. All’estremo opposto si trovano Puglia, Umbria, Sardegna e Friuli-Venezia Giulia, tutte sotto il 70%. La Basilicata guida la graduatoria con il 99% delle prime visite prenotate entro i tempi di garanzia, cinque punti in più rispetto al 2025. Seguono Marche e Lazio, anche se quest’ultima Regione arretra dal 95,6% al 92,3%. Il Veneto resta sopra il 90%, sostanzialmente stabile. Tra le Regioni che migliorano maggiormente spiccano Liguria, che guadagna 11,4 punti, Lombardia (+9,5) e Abruzzo (+9,2). La Sicilia, invece, perde 8,8 punti, passando dall’86,6% al 77,8%. Anche Sardegna e Calabria peggiorano. La Sardegna scende dal 68% al 64,3%, mentre la Puglia, pur recuperando 1,8 punti, resta ultima con il 55,3%: significa che poco più di una prima visita su due rispetta i tempi massimi di garanzia.
Esami diagnostici, Veneto al primo posto e Umbria in fondo
Per gli esami diagnostici la graduatoria cambia. Il Veneto raggiunge il 97%, seguito da Campania (95,8%), Basilicata (95,1%), Marche (92,5%), Lazio (90,7%) e Toscana (90%). Sono sei i territori che superano la soglia del 90%. In fondo alla classifica si trovano Puglia (63,4%), Umbria (64,7%) e Valle d’Aosta (69,7%). Tutte e tre migliorano rispetto al 2025, ma restano sotto il 70%. Il recupero più consistente tra queste Regioni è quello dell’Umbria, che guadagna 10,2 punti, pur rimanendo all’ultimo posto. Il quadro è meno favorevole per Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano, che arretrano rispettivamente di 3,2 e 5,7 punti. Anche Lazio, Toscana, Campania, Calabria e Molise registrano una flessione, pur mantenendo livelli di rispetto dei tempi molto diversi tra loro. Migliorano invece Lombardia (+7,5 punti), Liguria (+7,1), Provincia autonoma di Trento (+6,7), Sardegna (+5,2) e Abruzzo (+5,1). Le due classifiche mostrano perché non sia sufficiente guardare alla sola media nazionale: una Regione può avere risultati elevati nella diagnostica e più deboli nelle prime visite, o viceversa. Il dato misura il rispetto dei tempi di garanzia sulle prestazioni monitorate, non la totalità delle prestazioni sanitarie erogate né l'intera esperienza di accesso dei cittadini.
Classe P, dalla Toscana alla Basilicata la differenza supera gli 80 punti
Il secondo elemento che emerge dal Bollettino riguarda l’appropriatezza prescrittiva. La classe P identifica le prestazioni programmabili, da garantire entro 120 giorni. Per le prime visite la sua incidenza media nazionale è del 34,9%, ma la distribuzione tra i territori è estremamente eterogenea. La differenza è particolarmente evidente tra Toscana e Basilicata: nella prima soltanto il 4,1% delle prime visite è prescritto in classe P, mentre nella seconda la quota arriva all’85,4%. Seguono Campania (76,2%) e Molise (73,7%). Anche Calabria, Puglia, Lazio e Lombardia superano il 50%. All’opposto, oltre alla Toscana, presentano una quota inferiore al 25% Piemonte, Emilia-Romagna e Umbria. Marche e Veneto si collocano poco sotto il 30%, mentre Sicilia e Abruzzo superano rispettivamente il 34% e il 39%.
Perché la classe P può cambiare la lettura delle classifiche
La distribuzione delle classi di priorità è un elemento decisivo per interpretare i risultati. Le prestazioni programmabili devono essere garantite entro 120 giorni: una quota elevata di prescrizioni in classe P può quindi incidere sulla percentuale complessiva di rispetto dei tempi, perché comprende prestazioni con una scadenza più ampia rispetto alle classi urgenti o brevi. Agenas segnala inoltre che, in diversi contesti, la classe P viene utilizzata per prestazioni di controllo e follow-up che sarebbero riconducibili ai secondi accessi, anziché alle prime visite. Questo fenomeno può rendere meno omogeneo il confronto tra le Regioni e riflettere criticità nella presa in carico dei pazienti, oltre che nella programmazione dell’offerta. La presenza di una percentuale elevata di prestazioni nei tempi di garanzia non può quindi essere letta isolatamente come prova di un sistema più efficiente. Occorre considerare anche i volumi, la distribuzione delle priorità e la coerenza tra prescrizione, quesito diagnostico e tipo di accesso.
Marche e Trento, due esperienze per migliorare l’appropriatezza
Il Bollettino presenta anche due esperienze che puntano a intervenire sulla domanda, oltre che sull’offerta. Le Marche hanno sviluppato un sistema di controllo delle ricette che, dal gennaio 2025, ha analizzato oltre 18 milioni di prescrizioni, individuando incoerenze tra quesito diagnostico, prestazione, tipo di accesso e classe di priorità. Tra agosto e settembre 2026 sono state inviate circa 200 comunicazioni ai medici per approfondire specifiche situazioni. La Provincia autonoma di Trento ha invece sviluppato, con l’Azienda sanitaria, l’Università di Trento e la Fondazione Bruno Kessler, il prototipo di intelligenza artificiale IntelliRAO, pensato per supportare i medici nella formulazione dei quesiti diagnostici e nell’attribuzione delle priorità.
Anna Capasso
Se l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
Oppure rimani sempre aggiornato in ambito farmaceutico iscrivendoti alla nostra newsletter!
POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE
23/10/2026
Associazione Luca Coscioni, Meglio Legale e Forum Droghe chiedono al Governo chiarimenti sulle scorte disponibili
23/10/2026
La quota cinese nelle importazioni UE di penicilline e derivati è salita all'86%. Sandoz chiede un'indagine antidumping per tutelare lo stabilimento austriaco di Kundl
23/10/2026
Il prezzo di Mosquirix scenderà a 5,50 euro per dose dall'inizio del 2027, con risparmi stimati in 50 milioni di dollari entro il 2029
23/10/2026
L'Italia rende disponibile l'89% dei farmaci anticancro approvati dall'Ema, ma i tempi salgono a 470 giorni. AIOM chiede di eliminare i ritardi regionali e locali
©2026 Edra S.p.a | www.edraspa.it | P.iva 08056040960 | Tel. 02/881841 | Sede legale: Viale Enrico Forlanini 21 - 20134 Milano (Italy)