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Pharma

19 Ottobre 2026

Farmaceutica, in Puglia export da 800 milioni e oltre 1.700 addetti

Oltre 1.700 addetti e Bari tra le prime 15 province esportatrici. Cattani: "Ridurre il payback e accelerare l’accesso alle cure per attrarre investimenti"


Farmaci mecato grafici

La farmaceutica pugliese vale 800 milioni di euro di export e conta oltre 1.700 addetti, tra occupazione diretta e indotto. Nel 2025 le esportazioni del settore rappresentano il 10% del totale regionale e il 55% di quello hi-tech. Bari si colloca tra le prime 15 province italiane esportatrici, con oltre 740 milioni di euro. I dati sono stati presentati da Farmindustria durante l’evento "Innovazione e produzione di valore", ospitato nel sito produttivo di Farmalabor a Canosa di Puglia. La farmaceutica è inoltre il settore a medio-alta intensità tecnologica con il maggiore valore aggiunto per addetto nella Regione. Brindisi rientra invece tra le prime 30 province italiane per incidenza dell’occupazione farmaceutica sul totale manifatturiero.

Tra il 2020 e il 2025, l’export farmaceutico del Sud e delle Isole è più che triplicato, passando da 3,4 a 11 miliardi di euro e raggiungendo il 18,4% dell’export manifatturiero dell’area. "La Puglia rappresenta una realtà di grande valore per l’industria farmaceutica in Italia", ha dichiarato Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, sottolineando il contributo del comparto alla crescita industriale del Mezzogiorno. A livello nazionale, nel 2025 la produzione farmaceutica ha raggiunto 74 miliardi di euro, con 69,2 miliardi di export. Gli addetti diretti sono 72.200, in aumento del 10% rispetto al 2019, mentre gli investimenti annui in produzione e ricerca e sviluppo ammontano complessivamente a 4,4 miliardi.

Per Cattani, la leadership italiana non è acquisita. La concorrenza internazionale, con la crescita della Cina nella ricerca e nei trial clinici e il rischio di uno spostamento degli investimenti verso gli Stati Uniti, impone di rendere il Paese più competitivo. Tra le priorità indicate da Farmindustria c’è la revisione del payback farmaceutico. "La proposta dell’industria è di riportarlo al valore 2023, per poi eliminarlo", ha spiegato Cattani, chiedendo anche strumenti per riconoscere il valore dell’innovazione e ridurre i tempi di accesso alle cure, a partire da un modello efficace di early access. L’obiettivo è consentire alle imprese di programmare gli investimenti e ai pazienti di accedere più rapidamente alle nuove terapie. "Dobbiamo creare le condizioni perché le imprese continuino a investire qui e perché l’innovazione arrivi rapidamente ai pazienti", ha concluso Cattani.

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