Antibiotici
23 Ottobre 2026La quota cinese nelle importazioni UE di penicilline e derivati è salita all'86%. Sandoz chiede un'indagine antidumping per tutelare lo stabilimento austriaco di Kundl

La quota della Cina nelle importazioni dell'Unione europea di penicilline e derivati è quasi raddoppiata, passando dal 44% nel 2019 all'86% nel 2025. Il dato, elaborato da Eurostat e riportato da Reuters in un'inchiesta pubblicata il 21 ottobre 2026, evidenzia la crescente dipendenza europea dalle forniture cinesi di antibiotici e principi attivi farmaceutici. Al centro della questione c'è lo stabilimento Sandoz di Kundl, in Austria, l'ultimo grande impianto europeo a produrre penicillina attraverso un ciclo completamente integrato, compresi i principali principi attivi.
La concorrenza dei prodotti cinesi, commercializzati a prezzi inferiori, mette sotto pressione la sostenibilità economica del sito austriaco. Dopo la chiusura o il trasferimento all'estero di altri impianti europei, Kundl rappresenta un presidio produttivo per una classe di antibiotici essenziale nel trattamento di numerose infezioni.
Secondo quanto riferito a Reuters da Stephanie Jedner, responsabile dello stabilimento, un'eventuale cessazione delle attività renderebbe l'Europa completamente dipendente dalla Cina per questa produzione.
Negli ultimi anni il sito è stato oggetto di un ampliamento da 200 milioni di euro, comprendente 50 milioni di finanziamenti pubblici. Nel 2023 la Commissione europea aveva approvato un sostegno di 28,3 milioni di euro per l'espansione, che ha aumentato del 20% la capacità produttiva.
Nonostante gli investimenti, Sandoz sostiene che la produzione europea di penicillina non sia commercialmente sostenibile senza prezzi di acquisto più elevati. L'azienda attribuisce parte delle difficoltà alle procedure di approvvigionamento dei medicinali adottate dai Paesi europei, che privilegiano il prezzo più basso rispetto alla diversificazione delle fonti di fornitura.
A marzo Sandoz ha presentato alla Commissione europea una denuncia relativa alle importazioni dalla Cina di principi attivi dell'amoxicillina, chiedendo l'avvio di un'indagine antidumping. L'azienda sostiene che tali prodotti vengano venduti sul mercato europeo a prezzi inferiori ai costi di produzione grazie ai sussidi pubblici.
Secondo fonti europee e analisti citati da Reuters, la Commissione dovrebbe avviare l'indagine, ma i tempi restano incerti. L'esecutivo europeo non ha commentato la vicenda.
La Cina respinge le accuse di pratiche commerciali scorrette. Il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che le controversie economiche e commerciali con l'Unione europea possono essere risolte attraverso il dialogo e ha ribadito la propria opposizione alle misure protezionistiche. Pechino sostiene inoltre che il proprio sistema di sostegno industriale rispetti le regole dell'Organizzazione mondiale del commercio.
La dipendenza dalle forniture estere solleva anche interrogativi sulla continuità dell'approvvigionamento sanitario. Secondo Sandoz, fino al 90% dei principi attivi antibiotici a livello mondiale viene prodotto fuori dall'Europa, principalmente in Cina o in India utilizzando sostanze chimiche cinesi.
Le difficoltà di fornitura dell'amoxicillina registrate in Europa nel 2022, durante l'aumento delle infezioni respiratorie seguito alla pandemia, avevano già evidenziato la vulnerabilità della catena produttiva.
A incidere sulla competitività europea sono anche i costi energetici. Secondo i dati dell'Agenzia internazionale dell'energia citati da Reuters, nel 2025 i prezzi dell'elettricità per le industrie ad alta intensità energetica nell'UE erano mediamente superiori di quasi il 50% rispetto a quelli cinesi.
Per Richard Saynor, amministratore delegato di Sandoz, i prezzi degli antibiotici devono consentire una produzione economicamente sostenibile. Il confronto riguarda quindi sia il contenimento della spesa farmaceutica sia la capacità europea di mantenere una produzione autonoma di medicinali essenziali.
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