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07 Settembre 2026

Sanità accreditata in Campania, aperture dalla Regione ma resta il rischio di stop

Resta la scadenza del 15 settembre per evitare la sospensione dei ricoveri programmati


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Resta il rischio di sospensione dei ricoveri programmati nelle strutture private accreditate della Campania dal 16 settembre, anche se nel confronto con la Regione sono emerse prime aperture. Secondo AISI – Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, per la specialistica ambulatoriale è stata prospettata la disponibilità di circa 7 milioni di euro aggiuntivi, mentre prosegue il confronto sulla sostenibilità delle altre attività accreditate.

La vertenza era stata aperta da AIOP Campania, che aveva confermato lo stato di crisi delle case di cura private accreditate. L’associazione aveva indicato il 15 settembre come termine per l’adozione di provvedimenti regionali coerenti con il fabbisogno assistenziale e la sostenibilità economica delle strutture. In assenza di risposte, dal giorno successivo è prevista la sospensione dei ricoveri programmati di riabilitazione e lungodegenza e dei ricoveri medici e chirurgici differibili, con il mantenimento delle urgenze.

Nel comunicato diffuso il 6 settembre, AISI considera le aperture nel confronto un elemento positivo, ma chiede che la vertenza campana diventi occasione per affrontare a livello nazionale il rapporto tra fabbisogni assistenziali, capacità delle strutture accreditate e risorse disponibili.

«Ogni apertura che possa scongiurare lo stop delle prestazioni è una buona notizia, prima di tutto per i cittadini», afferma Karin Saccomanno, presidente di AISI. «Ma la Campania deve diventare l’occasione per affrontare il problema alla radice. Non possiamo riconoscere al privato accreditato una funzione strutturale nell’assistenza e contemporaneamente lasciarlo esposto a cicliche condizioni di incertezza».

L’associazione richiama anche il peso delle strutture accreditate nell’offerta regionale. Per la radioterapia, secondo la documentazione regionale citata da AISI, le strutture private accreditate assorbono il 69% della relativa spesa. Una riduzione delle prestazioni, sostiene l’associazione, potrebbe trasferire parte della domanda sulle strutture pubbliche o sulle prestazioni pagate direttamente dai cittadini.

«Una prestazione che non viene più erogata non cancella il bisogno sanitario che l’ha generata», sottolinea Giovanni Onesti, direttore generale di AISI. Per l’associazione, fabbisogni, budget, tariffe e tempi di pagamento dovrebbero quindi essere inseriti in una programmazione stabile e, quando possibile, pluriennale.

AISI estende il tema oltre la Campania e richiama i confronti avvenuti nel 2026 anche in altre Regioni su accordi con le strutture accreditate, tariffe, tetti di spesa e coperture economiche. L’associazione propone un modello che metta in relazione domanda effettiva, liste d’attesa, fabbisogni assistenziali, capacità produttiva e risorse economiche.

A pochi giorni dalla scadenza, AISI chiede quindi che la vertenza campana trovi soluzione prima del 16 settembre e invita Ministero della Salute, Regioni e istituzioni competenti ad aprire un confronto nazionale sul ruolo e sulla programmazione del privato accreditato.

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