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Fine vita

03 Settembre 2026

Fine vita, ok del Veneto a suicidio assistito: Fnomceo: serve una legge nazionale

Via libera alla prima legge regionale approvata da una Regione di centrodestra. Il provvedimento disciplina le procedure di assistenza sanitaria e rafforza il ruolo del Ssr. Fnomceo: "Stessi diritti per tutti i cittadini"


flebo

Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la legge di iniziativa popolare sul fine vita, con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astensioni, dopo due giorni di discussione e l'esame degli emendamenti che hanno recepito i rilievi della Corte costituzionale e ulteriori proposte dell'esecutivo regionale. Il Veneto è ora la quarta Regione, dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, a intervenire sul fine vita e la prima amministrata dal centrodestra. Il provvedimento porta quindi il tema dentro l'organizzazione sanitaria regionale e riaccende la questione della necessità di una cornice nazionale, soprattutto per evitare che l'accesso alle procedure e le relative modalità assistenziali dipendano dal territorio di residenza.

La legge era stata già esaminata nella precedente legislatura, ma nel gennaio 2024 era stata rinviata in Commissione dopo il mancato via libera ai primi articoli. La nuova versione è tornata all'esame dell'Aula dopo essere stata modificata alla luce delle indicazioni della Corte costituzionale. Il punto centrale, dal punto di vista sanitario, è il ruolo attribuito al Servizio sanitario regionale nella gestione del percorso. La disciplina interviene infatti sulle procedure di assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito, inserendole nell'ambito dell'organizzazione regionale e prevedendo anche interventi sul fronte delle cure palliative. Proprio il rafforzamento delle cure palliative rappresenta uno degli elementi sottolineati dalla Fnomceo. Il presidente Filippo Anelli, commentando l'approvazione, ha evidenziato come il provvedimento veneto renda ancora più evidente il problema delle differenze territoriali. "C'è bisogno di una legge nazionale, perché tutti i cittadini che si trovano ad affrontare situazioni di grande sofferenza dovrebbero avere le stesse possibilità", ha affermato. Per Anelli, infatti, il tema non può essere separato dalla qualità e dall'uniformità dell'assistenza garantita dal Servizio sanitario nazionale. Le cure palliative, sottolinea, "oggi in Italia non sono garantite a tutti nello stesso modo". Da qui la necessità di valorizzare il percorso assistenziale e il ruolo del medico nei confronti dei pazienti con patologie caratterizzate da sofferenze fisiche e psicologiche ritenute intollerabili. "Il ruolo del medico è curare, ma anche dare sollievo alla sofferenza. Sempre e comunque", ha concluso il presidente della Federazione degli Ordini dei medici.

Il nodo, dunque, si sposta rapidamente dal livello regionale a quello nazionale. L'approvazione del Veneto porta a quattro il numero delle Regioni che hanno adottato una propria disciplina, ma rende contemporaneamente più evidente il rischio di una sanità a velocità diverse su un tema che coinvolge direttamente l'accesso alle prestazioni e l'organizzazione dei servizi sanitari. A livello parlamentare, il provvedimento nazionale resta fermo. Il testo, a prima firma del senatore dem Alfredo Bazoli e sostenuto dalle opposizioni, era arrivato in Aula al Senato a inizio giugno, ma era stato rinviato alle Commissioni su richiesta di Fratelli d'Italia. Le divisioni nella maggioranza hanno finora impedito di trovare una sintesi. Ed è proprio qui che il caso Veneto assume un peso particolare anche per la politica sanitaria. Lega e Forza Italia hanno lasciato libertà di coscienza ai propri consiglieri, mentre Fratelli d'Italia si è schierata contro. Una frattura che si riflette anche a livello nazionale, dove Forza Italia continua a chiedere una legge organica sul fine vita, mentre FdI contesta la possibilità che una materia così delicata venga regolata in modo differente dalle singole Regioni. Il senatore di FdI Matteo Gelmetti ha sostenuto che "una materia delicata come il fine vita non può essere disciplinata in maniera differente da Regione a Regione", arrivando a definire non opportuna la presentazione della legge veneta. Di segno opposto la posizione di Forza Italia, con Alessandro Cattaneo che ha indicato l'obiettivo di approvare una legge nazionale entro la fine della legislatura. Il voto veneto è stato accolto positivamente da Luca Zaia, oggi presidente del Consiglio regionale del Veneto e già presidente della Regione, che ne ha sottolineato soprattutto il valore nazionale. "Il rispetto per i malati terminali in attesa e un bel segnale a livello nazionale, perché il Parlamento legiferi", ha detto. Zaia ha inoltre richiamato il ruolo delle cure palliative, sostenendo che il Veneto è "al primo posto" nella loro offerta, ma aggiungendo che, per una persona nella fase terminale della malattia che chieda di gestire il proprio fine vita, è necessario garantire una risposta attraverso una struttura pubblica.

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