Pharma
15 Aprile 2026All’evento Farmindustria per la Giornata del Made in Italy numeri record per il 2025, ma pesano tensioni geopolitiche e competizione globale
L’industria farmaceutica italiana consolida il proprio ruolo di motore dell’economia nazionale, con un export che nel 2025 supera i 69 miliardi di euro e una produzione che raggiunge quota 74 miliardi. Numeri record emersi a Roma durante l’evento di Farmindustria “Innovazione, investimenti, competenze. L’industria farmaceutica come asset prioritario del Made in Italy”, organizzato in occasione della Giornata del Made in Italy. A sottolineare il peso strategico del comparto è il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani: “La farmaceutica italiana è un settore strategico per la nazione, soprattutto in una fase di grande instabilità e scenari di guerra. Abbiamo una crescita straordinaria dell’export, +28,5% rispetto al 2024, e un ruolo centrale nello sviluppo delle competenze, a partire dalle discipline Stem”.
Il settore conta 72.200 occupati, in crescita del 2% su base annua, con una presenza femminile pari al 45% (oltre il 50% nella ricerca e sviluppo). Gli investimenti superano i 4 miliardi di euro, di cui oltre 800 milioni destinati alla ricerca clinica nelle strutture del Servizio sanitario nazionale. Nonostante le performance, lo scenario internazionale rappresenta un fattore di forte criticità. “Lo scenario globale appare sempre più incerto e complesso”, avverte Cattani, indicando tra le principali sfide le politiche statunitensi per attrarre investimenti – come il modello “Most Favored Nation” sui prezzi dei farmaci – e le tensioni geopolitiche, dalla crisi in Iran agli effetti cumulativi di conflitti e shock logistici ed energetici. Dinamiche che rischiano di ridurre la competitività europea e mettere sotto pressione la sostenibilità della produzione.
A questo si aggiunge la crescente competizione globale, con gli Stati Uniti e diversi Paesi asiatici impegnati ad attrarre capitali e innovazione: nei prossimi cinque anni si stimano investimenti mondiali in ricerca e sviluppo per circa 2.000 miliardi di dollari, mentre l’Europa rischia di perdere terreno sia sul fronte industriale sia su quello della ricerca clinica. Tra le criticità strutturali anche la forte dipendenza dall’estero per i principi attivi – per il 74% provenienti da Cina e India – e il calo della quota europea negli studi clinici globali, diminuita del 10% nell’ultimo decennio. Da qui l’appello a una strategia condivisa. “Crediamo che l’alleanza con il Governo possa metterci sulla strada giusta per continuare a essere leader in Europa e quarti al mondo”, afferma Cattani, indicando tra le priorità il superamento del payback, una riforma organica della legislazione farmaceutica e strumenti per accelerare l’accesso alle innovazioni.
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