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10 Febbraio 2026In occasione della Settimana delle discipline STEM e della Giornata internazionale delle donne nella Scienza, l’associazione richiama il tema del mismatch e della competizione globale.

L’Italia è nella Top 10 dell’Ue per quota di donne tra i laureati in discipline STEM e Life Sciences, con una percentuale pari al 40%, superiore a Francia, Germania, Spagna e alla media europea. È quanto evidenzia Farmindustria in una dichiarazione diffusa in occasione della Settimana Italiana delle discipline STEM e della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella Scienza, in programma l’11 febbraio.
“Le Life Sciences sono uno dei motori più dinamici dell’economia, dell’innovazione e dell’occupazione. Ma per continuare a crescere e competere servono persone, competenze e un sistema capace di valorizzare i talenti. È il momento di accelerare su formazione e orientamento, rafforzando le alleanze tra imprese, scuola, università e istituzioni soprattutto sulle discipline STEM, priorità strategica per il Paese”, dichiara Marcello Cattani, Presidente di Farmindustria.
Secondo i dati citati, l’Italia è anche il terzo Paese Ue per numero complessivo di laureati in STEM e Life Sciences. Tuttavia, l’associazione sottolinea la necessità di trattenere i talenti e colmare il divario tra competenze richieste dalle imprese e formazione offerta dal sistema educativo. Nel comparto Life Sciences il mismatch genera un costo stimato di 1,8 miliardi di euro e l’88% delle aziende farmaceutiche dichiara difficoltà nel reperire competenze tecniche, soft skills e competenze manageriali.
Farmindustria richiama inoltre la crescita dei laureati STEM negli ultimi venti anni e l’impegno delle imprese in percorsi di orientamento e formazione, tra cui il progetto di alternanza scuola-lavoro, il Campus ITS Pharma Academy e il Protocollo con MUR e CRUI per rafforzare la collaborazione pubblico-privato nella formazione universitaria e post-universitaria.
Nel comunicato si evidenzia anche la dimensione internazionale della competizione. “L’innovazione corre velocemente e gli equilibri mondiali stanno cambiando. Oggi la Cina avvia il 28% dei trial clinici globali, contro appena il 3% di 10 anni fa. L’Europa deve recuperare terreno con politiche più attrattive e una visione industriale chiara. Non possiamo restare a guardare mentre altri Paesi accelerano”, conclude Cattani.
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