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27 Ottobre 2026

Liste d'attesa, Gimbe: oltre 4 milioni di prenotazioni fuori tempo. Cosa mostrano i dati

Nei primi nove mesi del 2026 migliora il rispetto dei tempi, ma le prenotazioni fuori soglia non diminuiscono. GIMBE: i dati non documentano le prestazioni effettivamente erogate


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Oltre quattro milioni di prenotazioni per visite specialistiche ed esami diagnostici restano fuori dai tempi massimi previsti, nonostante i miglioramenti registrati nei primi nove mesi del 2026. È quanto emerge dall'analisi della Fondazione GIMBE sui dati del Bollettino AGENAS e della Piattaforma nazionale delle liste di attesa, presentata il 27 ottobre.

Tra gennaio e settembre le prenotazioni monitorate sono aumentate da 19,75 a 21,81 milioni rispetto allo stesso periodo del 2025, con una crescita del 10,4%. La quota di prime visite con una data proposta entro i tempi è salita dal 76,9% al 78,6%, mentre per gli esami diagnostici è passata dall'83,3% all'85%.

Secondo l'elaborazione GIMBE, tuttavia, degli oltre due milioni di prenotazioni aggiuntive entro i tempi, l'81,5% è associato all'aumento dei volumi complessivi e soltanto il 18,5% al miglioramento delle percentuali di rispetto delle soglie.

«Disporre di più appuntamenti entro i tempi è un risultato positivo, ma non coincide con un recupero dei ritardi», osserva Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE.

Complessivamente, includendo anche le prenotazioni classificate come prossime alla soglia di garanzia, quelle oltre i tempi massimi sono 4.057.139, rispetto alle 4.027.484 del 2025. Si tratta di 2.624.177 prime visite, pari al 21,4% del totale, e 1.432.962 esami, pari al 15%. La quota complessiva scende dal 20,4% al 18,6%, ma il numero assoluto aumenta dello 0,7%.

L'analisi segnala inoltre differenze territoriali. Sei Regioni peggiorano sia per le visite sia per gli esami: Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana. La Sardegna peggiora per le visite e la Provincia autonoma di Bolzano per gli esami. GIMBE avverte però che i confronti aggregati possono essere fuorvianti, anche per la diversa distribuzione delle classi di priorità.

Un ulteriore elemento riguarda la rinuncia alle cure. Secondo i dati ISTAT del 2025 richiamati nell'analisi, oltre 5,6 milioni di persone, pari al 9,6% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno. Le liste d'attesa rappresentano la causa più frequente.

La Fondazione richiama infine i limiti degli indicatori disponibili. Il monitoraggio misura il tempo tra il contatto con il CUP e la prima data proposta, ma non documenta quando la prestazione viene effettivamente erogata né l'attesa dalla prescrizione alla prenotazione.

«Un appuntamento proposto non è una prestazione erogata e l'aumento delle prenotazioni non dimostra una maggiore produttività», sottolinea Cartabellotta.

GIMBE chiede ad AGENAS dati aperti per prestazione, classe di priorità, Regione e Azienda sanitaria, oltre a informazioni che consentano di ricostruire l'intero percorso del cittadino, dalla prescrizione all'effettiva erogazione della prestazione.

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