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Covid

27 Ottobre 2026

Covid, Speranza difende le circolari sulle cure domiciliari. Scontro in Commissione

Durante l'audizione alla Commissione d'inchiesta Covid, l'ex ministro difende le indicazioni terapeutiche e le scelte vaccinali adottate durante la pandemia


roberto speranza

L'ex ministro della Salute Roberto Speranza ha difeso le indicazioni per la gestione domiciliare dei pazienti con Covid-19 e le decisioni sulla campagna vaccinale adottate durante la pandemia. Nel corso dell'audizione del 26 ottobre davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla gestione dell'emergenza Covid-19, Speranza ha contestato le critiche alla formula «Tachipirina e vigile attesa», sostenendo che le circolari ministeriali fossero basate sulle evidenze scientifiche disponibili al momento della loro elaborazione. Il confronto con alcuni parlamentari è stato segnato da momenti di tensione, fino alla sospensione temporanea della seduta.

«Tachipirina e vigile attesa» è una locuzione sulla quale, secondo l'ex ministro, è stata costruita una «grande operazione di propaganda», trascurando il contenuto complessivo delle indicazioni ministeriali. Speranza ha ricordato che durante l'emergenza furono emanate tre circolari, predisposte da tecnici tra cui Andrea Urbani e Gianni Rezza, contenenti indicazioni per la gestione dei pazienti con sintomi lievi.

L'ex ministro ha riferito di aver presentato cinque pareri a sostegno della coerenza delle circolari con le conoscenze scientifiche e le raccomandazioni internazionali disponibili all'epoca. Ha inoltre rivendicato il lavoro dei tecnici, precisando che «le circolari non le scrive il ministro che dà la linea politica ma i tecnici».

Una parte dell'audizione è stata dedicata ai vaccini. Speranza li ha definiti «un elemento irrinunciabile che ci ha portato fuori dalla pandemia», ribadendo la loro efficacia nella prevenzione delle forme gravi e dei decessi. Ha riconosciuto, al tempo stesso, la possibilità di effetti avversi: «Io sono pro vaccini e lo dimostro con i numeri degli studi che ho presentato. Ma io sono il primo a dire che purtroppo, come tutti i farmaci, ci sono degli effetti avversi. E a questi bisogna dare una risposta».

A questo proposito ha ricordato lo stanziamento di 150 milioni di euro, disposto durante il suo mandato, per gli indennizzi alle persone danneggiate dalle vaccinazioni contro il Covid-19.

Rispondendo alle contestazioni sull'efficacia dei vaccini nel prevenire le infezioni, Speranza ha distinto la protezione contro la malattia grave da quella contro il contagio. Quest'ultima, ha spiegato, non era assoluta ed è cambiata nel tempo, sia per la diminuzione della protezione dopo la vaccinazione sia per l'evoluzione delle varianti, con un'efficacia inferiore nei confronti dell'infezione da Omicron.

L'ex ministro ha inoltre riconosciuto che il Green pass aveva anche la funzione di incentivare la vaccinazione. «Sulla comunicazione possiamo discutere», ha affermato, sostenendo tuttavia che le decisioni adottate fossero coerenti con le indicazioni scientifiche ricevute.

Il confronto si è acceso durante le domande della deputata Alice Buonguerrieri di Fratelli d'Italia, che ha contestato la gestione delle indicazioni terapeutiche, e del senatore Claudio Borghi della Lega, intervenuto sulle dichiarazioni relative ai vaccini e al Green pass. Speranza ha respinto le accuse riguardanti le conseguenze delle decisioni assunte durante l'emergenza: «Qui viene detta una cosa di una gravità inaudita: che il mio comportamento ha provocato decessi e per me non è accettabile».

Il presidente della Commissione, Marco Lisei, ha quindi disposto una breve sospensione della seduta.

In apertura dell'audizione, Speranza aveva richiamato il carattere collettivo della risposta alla pandemia, sostenendo che «la sfida è stata una sfida vinta dal Paese» e rivendicando come criteri delle decisioni assunte durante il suo mandato la tutela della vita umana e la fiducia nella scienza.

 

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