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Riforma Ssn

14 Aprile 2026

Riforma Ssn, Gimbe chiede il ritiro del ddl delega. criticità e risorse insufficienti

Durante un’audizione al Senato la Fondazione GIMBE ha chiesto il ritiro del Ddl delega sulla riforma del Ssn, segnalando criticità su risorse, governance e equità


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La Fondazione Gimbe chiede il ritiro del disegno di legge delega sulla riforma del Servizio sanitario nazionale. La richiesta è stata avanzata durante l’audizione presso la 10ª Commissione del Senato, nell’ambito dell’esame del ddl n. 1825.

Secondo quanto illustrato da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione, il provvedimento presenta “numerose criticità” e non dispone di risorse adeguate per raggiungere gli obiettivi dichiarati. «Il ddl sulla riforma del Servizio sanitario nazionale prevede una delega troppo ampia e, senza mettere sul piatto risorse aggiuntive, ambisce a potenziare sia l’ospedale che il territorio, senza alcun cenno alla prevenzione», ha affermato.

Uno dei punti centrali riguarda la clausola di invarianza finanziaria. Il testo prevede risorse certe limitate a 30 milioni di euro destinati alla sperimentazione 2026 degli ospedali di terzo livello. «Una scelta che ne mina alla radice la credibilità, perché incompatibile con interventi ad alta intensità su personale e servizi», ha sottolineato Cartabellotta.

Tra le criticità evidenziate, la Fondazione segnala anche un perimetro della delega ritenuto troppo ampio e poco definito. «Questo impianto rispetto ai vincoli costituzionali rischia di tradursi in una vera e propria “delega in bianco”», ha dichiarato il presidente.

Sul piano istituzionale, GIMBE rileva il mancato coinvolgimento delle Regioni nella fase consultiva e un ruolo limitato del Parlamento. Gli schemi dei decreti legislativi saranno trasmessi alle Commissioni parlamentari per un parere non vincolante da esprimere entro 30 giorni.

Dal punto di vista organizzativo, il disegno di legge viene giudicato sbilanciato verso l’assistenza ospedaliera e carente sul fronte della prevenzione. «È paradossale che una riforma del Ssn finisca per consolidare un modello ospedalo-centrico», ha osservato Cartabellotta, aggiungendo che «il termine prevenzione non ricorre addirittura mai nel testo».

La Fondazione segnala inoltre possibili effetti sull’equità di accesso e sul rapporto tra pubblico e privato. Il provvedimento, secondo GIMBE, «apre spazi alla sanità privata» e potrebbe incidere sulle diseguaglianze territoriali e sociali, oltre che sui bilanci regionali.

Alla luce delle criticità evidenziate, la Fondazione ha chiesto di interrompere l’iter del disegno di legge e avviare un confronto più ampio sul riordino del Servizio sanitario nazionale. «Se l’obiettivo dichiarato è davvero garantire effettività nella tutela della salute, la Fondazione GIMBE chiede di ritirare il ddl delega e di aprire un confronto ampio», ha concluso Cartabellotta.

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