Emofilia
13 Aprile 2026Alla Giornata mondiale dell’emofilia, istituzioni e società scientifiche segnalano carenza di specialisti e criticità nella rete dei Centri emofilia

Manca il ricambio generazionale degli specialisti in emostasi e trombosi e cresce il rischio per la continuità assistenziale nei Centri emofilia. L’allarme è stato lanciato dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato durante il convegno “Generazione. Il valore della formazione specifica nelle malattie emorragiche congenite”, promosso da FedEmo a Roma il 13 aprile 2026 in occasione della Giornata mondiale dell’emofilia.
“Molti specialisti stanno concludendo il proprio percorso professionale e il rischio di un insufficiente ricambio generazionale rende urgente promuovere percorsi accademici dedicati”, ha dichiarato Gemmato, sottolineando la necessità di rafforzare la formazione e il riconoscimento delle competenze in un ambito ad alta complessità clinica.
Secondo quanto emerso dal confronto, la rete dei Centri emofilia italiani presenta criticità legate alla disponibilità di personale qualificato. In Italia si contano oltre 9.000 persone con malattie emorragiche congenite, patologie che richiedono assistenza specialistica continuativa e competenze avanzate. I centri attivi sono 47 e spesso operano con uno o due specialisti, in alcuni casi prossimi al pensionamento.
FedEmo evidenzia che la crescente complessità delle terapie – inclusi farmaci non sostitutivi, trattamenti sottocutanei a lunga durata e terapie geniche – richiede un aggiornamento continuo delle competenze cliniche e diagnostiche. “Senza un ricambio strutturato, la continuità di cura rischia di essere compromessa”, ha dichiarato Cristina Cassone, presidente FedEmo.
Le criticità riguardano anche gli aspetti organizzativi e formativi. Secondo Aice, molti incarichi nei centri vengono assegnati attraverso profili generici, che non consentono di selezionare specialisti con competenze specifiche in emostasi e trombosi. Inoltre, la riduzione dei laboratori specialistici e l’integrazione in strutture più ampie può limitare la disponibilità di test avanzati necessari per la gestione dei pazienti.
Sul piano istituzionale, il Ministero dell’Università e della Ricerca ha indicato la necessità di strumenti per certificare le competenze acquisite dopo la specializzazione, tra cui il Diploma Supplement e percorsi di clinical fellowship. L’obiettivo è rendere più attrattivo il settore e favorire l’ingresso di nuove professionalità.
Nel corso dell’incontro è stata ribadita la necessità di un’azione coordinata tra istituzioni, università e società scientifiche per garantire uniformità dell’assistenza, continuità terapeutica e sostenibilità della rete dei centri sul territorio nazionale.
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