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Medicina territoriale

31 Marzo 2026

Sanità territoriale, Gimbe: target Pnrr a rischio. Ritardi su strutture, personale e FSE

Al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità operative su 1.715 e nessun Ospedale di Comunità completo; FSE incompleto e consenso al 44%


casa di comunità

La riforma dell’assistenza territoriale prevista dal PNRR è in ritardo e rischia di non raggiungere i target entro il 30 giugno 2026. Al 31 dicembre 2025 solo 66 Case della Comunità su 1.715 (3,9%) risultano pienamente operative, mentre per 649 strutture (37,8%) le Regioni non hanno dichiarato attivo alcun servizio. Per 781 (45,5%) è attivo almeno un servizio, ma solo 285 (16,7%) dichiarano tutti i servizi obbligatori e, tra queste, appena 66 risultano operative anche con personale medico e infermieristico. 

Sugli Ospedali di Comunità, su 594 programmati, solo 163 (27,4%) hanno attivato almeno un servizio e nessuna struttura risulta pienamente funzionante. «Questi numeri – commenta Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE – certificano che sugli Ospedali di Comunità siamo ancora più indietro: non solo le strutture procedono a rilento, ma nessuna Regione è riuscita ad attivare tutti i servizi previsti dal DM 77». 

La riforma definita dal DM 77 prevedeva 1.715 Case della Comunità, 657 Centrali Operative Territoriali e 594 Ospedali di Comunità. I target PNRR iniziali sono stati rimodulati nel novembre 2023 a 1.038 CdC, 480 COT e 307 OdC. «In altri termini – afferma Cartabellotta – le risorse del PNRR coprono solo una parte delle strutture programmate». 

Le Centrali Operative Territoriali rappresentano l’unico ambito in linea con gli obiettivi: al 31 dicembre 2025, su 657 programmate, 625 risultano pienamente funzionanti e il target europeo di 480 è già stato raggiunto. 

Il monitoraggio evidenzia inoltre marcate diseguaglianze regionali. La media nazionale del 45,5% di Case della Comunità con almeno un servizio attivo è superata da dieci Regioni, mentre undici restano al di sotto; Basilicata e Provincia autonoma di Bolzano non registrano alcuna struttura attiva. Tra le strutture pienamente operative, oltre la metà si concentra in Lombardia ed Emilia-Romagna. 

La lentezza dell’attuazione emerge anche dal confronto temporale: tra giugno e dicembre 2025 le Case della Comunità con almeno un servizio attivo sono aumentate di 121 unità, ma solo 20 sono diventate pienamente operative; per gli Ospedali di Comunità nello stesso periodo si registrano solo 10 nuove strutture attivate. 

Secondo la Fondazione GIMBE, i ritardi sono legati a criticità strutturali, attivazione parziale dei servizi e carenza di personale sanitario, in particolare infermieristico. Sul piano organizzativo pesa anche il ritardo nel coinvolgimento dei medici di medicina generale. «Fatta eccezione per le Centrali Operative Territoriali, a pochi mesi dalla scadenza del PNRR siamo molto lontani dal raggiungimento del target europeo», afferma Cartabellotta. 

Il Governo ha già avviato cabine di regia con le Regioni e ipotizzato anche il commissariamento delle amministrazioni inadempienti. È stato inoltre approvato un disegno di legge delega per la revisione dei modelli del DM 77. «Auspichiamo – sottolinea Cartabellotta – che tale revisione non determini una revisione al ribasso degli standard». 

Sul fronte digitale, il Fascicolo sanitario elettronico 2.0 resta incompleto in tutte le Regioni. Al 30 settembre 2025 nessuna Regione rende disponibili tutte le 20 tipologie di documenti previste, con livelli che variano da 17 documenti in Emilia-Romagna a 11 in Puglia. Solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione, con forti disomogeneità territoriali. «Se nemmeno la metà dei cittadini consente l’accesso al proprio FSE – avverte Cartabellotta – non siamo di fronte a un problema tecnico, ma a un fallimento culturale e organizzativo». 

A tre mesi dalla rendicontazione finale, la Fondazione GIMBE individua tre rischi principali: il mancato raggiungimento dei target europei con possibile restituzione dei fondi; il raggiungimento degli obiettivi senza ridurre le diseguaglianze territoriali; il completamento formale degli interventi senza benefici concreti per i cittadini. 

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