salute globale
13 Maggio 2026Il report World Health Statistics 2026 dell’Oms segnala rallentamenti e inversioni nei progressi sanitari globali

Il mondo sta rallentando sul fronte degli obiettivi sanitari globali e in alcuni ambiti i progressi registrati negli ultimi anni stanno invertendo la rotta. È quanto emerge dal rapporto World Health Statistics 2026 pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
Secondo il report, nonostante miglioramenti significativi nell’ultimo decennio in termini di prevenzione, trattamenti e accesso ai servizi essenziali, il mondo resta “fuori rotta” rispetto agli obiettivi sanitari collegati agli Sustainable Development Goals (SDGs) dell’Agenda 2030.
Tra i dati evidenziati dall’Oms, le nuove infezioni da HIV sono diminuite del 40% tra il 2010 e il 2024. Nello stesso periodo si sono ridotti anche consumo di tabacco e alcol, mentre il numero di persone che necessitano di interventi per malattie tropicali trascurate è diminuito del 36%.
Il rapporto segnala inoltre un ampliamento dell’accesso ai servizi essenziali tra il 2015 e il 2024: 961 milioni di persone hanno ottenuto accesso ad acqua potabile gestita in sicurezza, 1,2 miliardi ai servizi igienico-sanitari, 1,6 miliardi all’igiene di base e 1,4 miliardi a sistemi di cottura puliti.
L’Oms evidenzia anche alcuni risultati regionali. La Regione africana ha registrato una riduzione delle infezioni da HIV del 70% e della tubercolosi del 28%, mentre la Regione del Sud-Est asiatico risulta in linea con il target 2025 per la riduzione della malaria.
Restano però numerose criticità. L’incidenza della malaria è aumentata dell’8,5% dal 2015. L’anemia interessa il 30,7% delle donne in età riproduttiva senza miglioramenti nell’ultimo decennio, mentre il sovrappeso nei bambini sotto i cinque anni ha raggiunto il 5,5% nel 2024. Secondo il rapporto, una donna su quattro nel mondo subisce violenza da parte del partner.
“Questi dati raccontano una storia fatta sia di progressi sia di persistenti disuguaglianze, con molte persone – in particolare donne, bambini e comunità svantaggiate – ancora private delle condizioni basilari per una vita sana”, ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms. “Investire in sistemi sanitari più forti ed equi, inclusi sistemi resilienti di dati sanitari, è essenziale per orientare le azioni, colmare i divari e garantire responsabilità”.
Il rapporto segnala un rallentamento anche sul fronte della copertura sanitaria universale. L’indice globale di copertura dei servizi sanitari essenziali è passato da 68 a 71 tra il 2015 e il 2023. Nel 2022, un quarto della popolazione mondiale ha affrontato difficoltà economiche legate ai costi sanitari e 1,6 miliardi di persone vivevano o erano spinte in povertà a causa delle spese sanitarie sostenute direttamente.
Le coperture vaccinali pediatriche restano inoltre sotto i livelli previsti, contribuendo alla comparsa di focolai epidemici. Pur essendo diminuita del 40% dal 2000, la mortalità materna rimane quasi tre volte superiore rispetto al target fissato per il 2030. La mortalità sotto i cinque anni si è ridotta del 51%, ma molti Paesi restano lontani dagli obiettivi previsti.
L’Oms richiama anche il peso dei fattori ambientali e comportamentali. L’inquinamento atmosferico è stato associato a 6,6 milioni di decessi nel 2021, mentre condizioni inadeguate di acqua, servizi igienici e igiene hanno contribuito a 1,4 milioni di morti nel 2019.
“Queste tendenze riflettono un numero eccessivo di decessi che avrebbero potuto essere evitati”, ha dichiarato Yukiko Nakatani, assistant director-general for Health Systems, Access and Data dell’Oms. “Con l’aumento dei rischi ambientali, delle emergenze sanitarie e della crisi dei finanziamenti sanitari, dobbiamo agire con urgenza rafforzando le cure primarie, investendo nella prevenzione e garantendo finanziamenti sostenibili”.
Il rapporto dedica ampio spazio anche alle carenze nei sistemi informativi sanitari. Alla fine del 2025 solo il 18% dei Paesi comunicava all’Oms i dati di mortalità entro un anno e quasi un terzo non aveva mai trasmesso dati sulle cause di morte. Solo un terzo dei Paesi soddisfa gli standard Oms per dati di mortalità di alta qualità.
Secondo il documento, dei circa 61 milioni di decessi stimati nel mondo nel 2023, solo un terzo è stato registrato con informazioni sulla causa di morte e solo un quinto disponeva di dati codificati secondo la classificazione ICD utilizzabili per analisi significative.
“Le lacune nei dati limitano gravemente la capacità di monitorare le tendenze sanitarie in tempo reale, confrontare i risultati tra Paesi e progettare risposte efficaci di salute pubblica”, ha dichiarato Alain Labrique, direttore del Department of Data, Digital Health, Analytics and Artificial Intelligence dell’Oms. “Gli investimenti in sistemi più forti, digitalizzazione e standard migliori di reporting sono essenziali”.
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