Ematologia
15 Maggio 2026Secondo un’indagine Piepoli commissionata da Takeda Italia, cresce la disponibilità alla donazione di plasma ma resta basso il livello di conoscenza della filiera dei plasmaderivati

Il plasma è considerato una risorsa fondamentale per la salute pubblica, ma resta ancora poco conosciuto dagli italiani. È quanto emerge da un’indagine realizzata dall’Istituto Piepoli e commissionata da Takeda Italia, presentata il a Roma nel corso di un evento promosso su iniziativa del vicepresidente della Camera Giorgio Mulè.
Secondo la ricerca, il 95% degli italiani considera il plasma una risorsa importante per la cura dei pazienti, ma solo 2 cittadini su 10 dichiarano di sapere realmente che cosa sia e solo il 23% afferma di essere informato sul suo utilizzo.
Dal sondaggio emerge inoltre che 7 italiani su 10 si dichiarano disponibili a donare plasma nei prossimi 12 mesi se ricevessero maggiori informazioni sul suo utilizzo. La percentuale sale all’83% tra i donatori già attivi.
Il plasma è utilizzato per la produzione di farmaci plasmaderivati impiegati nel trattamento di malattie rare e gravi. Secondo il comunicato, solo un italiano su tre sa che il plasma non può essere prodotto artificialmente, mentre due cittadini su tre non sono consapevoli che una quota significativa del plasma utilizzato in Italia proviene dall’estero.
“Gli italiani sanno che il plasma è importante, ma spesso non sanno bene a cosa serve e perché sia così prezioso”, ha dichiarato Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli. “Serve più informazione: spiegare meglio il valore del plasma significa aiutare più persone a donare e rafforzare una risorsa essenziale per la sicurezza sanitaria del Paese”.
Nel corso dell’incontro è stato sottolineato il tema dell’autosufficienza nazionale di plasma e della continuità terapeutica per i pazienti che utilizzano farmaci plasmaderivati.
“La disponibilità di plasma è un fattore determinante per garantire terapie salvavita e continuità assistenziale, soprattutto per i pazienti con patologie rare e gravi”, ha affermato Francesco Carugi, presidente del Gruppo aziende emoderivati di Farmindustria (Gaef).
Secondo il comunicato, dalla survey emerge che la disponibilità dei cittadini alla donazione è influenzata soprattutto da aspetti organizzativi come facilità di accesso ai centri trasfusionali, strumenti di prenotazione e qualità dei servizi, più che da incentivi economici.
“Investire su informazione, educazione, accessibilità e qualità organizzativa dei servizi significa rafforzare l’esigibilità del diritto alle cure e ridurre le disuguaglianze”, ha dichiarato Tonino Aceti, presidente di Salutequità.
Nel messaggio inviato agli organizzatori, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè ha richiamato il tema della sicurezza sanitaria e della resilienza del Servizio sanitario nazionale, sottolineando la necessità di rafforzare le filiere strategiche dei medicinali critici anche in linea con le indicazioni europee.
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