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Epatologia

13 Maggio 2026

Encefalopatia epatica, un policy paper propone 6 azioni su territorio e post-dimissione

Presentata a Roma la campagna “riEEsci a vederla?” con un documento che punta su PDTA, integrazione ospedale-territorio, aderenza terapeutica e presa in carico continuativa


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Promuovere percorsi strutturati di presa in carico, rafforzare l’integrazione ospedale-territorio e migliorare la gestione del post-dimissione nei pazienti con encefalopatia epatica. Sono alcuni degli obiettivi contenuti nel Policy Paper “Un nuovo paradigma per le cronicità complesse: il caso dell’Encefalopatia Epatica”, presentato il 13 maggio a Roma durante l’evento “Oltre il sintomo, la persona”.

Il documento accompagna la campagna “Encefalopatia Epatica: riEEsci a vederla?”, promossa da Alfasigma in collaborazione con Associazione EpaC – ETS e con il patrocinio di AIGO, AISF, CLEO, FADOI e SIMG.

Secondo quanto riportato nel comunicato diffuso in occasione dell’evento, l’encefalopatia epatica è responsabile di oltre 10.000 ricoveri l’anno e di costi per il Servizio sanitario nazionale stimati in oltre 200 milioni di euro. La condizione viene descritta come “sottodiagnosticata o riconosciuta tardivamente”, con un elevato rischio di recidive dopo il primo episodio.

Il Policy Paper individua sei priorità operative replicabili nei diversi contesti regionali. Tra queste, il rafforzamento del riconoscimento istituzionale delle malattie epatiche attraverso un Piano nazionale e PDTA specifici per cirrosi ed encefalopatia epatica, l’integrazione di strumenti per l’identificazione precoce dei pazienti a rischio e il potenziamento dell’integrazione ospedale-territorio attraverso modelli Hub&Spoke.

Le proposte comprendono inoltre la valorizzazione del ruolo del caregiver, il miglioramento della continuità terapeutica e dell’aderenza e una maggiore attenzione alla fase post-dimissione, indicata come uno dei punti più critici del percorso assistenziale.

Nel documento si sottolinea che la diagnosi dell’encefalopatia epatica avviene spesso nelle fasi più avanzate della malattia, con ricadute cliniche ed economiche rilevanti. “Raggiungere il paziente prima dello scompenso, attraverso una diagnosi tempestiva e l’identificazione del sommerso, è la leva strategica per spostare il baricentro da una gestione dell’episodio acuto in emergenza a una logica di presa in carico precoce e continuativa”, si legge nel testo.

Per Andrea Montagnani, presidente nazionale FADOI – Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti, “il confine ospedale-territorio e territorio-ospedale è da presidiare con grande attenzione”. Montagnani richiama in particolare la necessità di una stretta collaborazione tra medicina interna ospedaliera e medicina generale territoriale, soprattutto nella fase successiva alla dimissione.

Anche Ignazio Grattagliano, vicepresidente nazionale SIMG – Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, sottolinea il ruolo della medicina generale nell’intercettazione precoce dei pazienti a rischio. “Il medico di medicina generale è una figura professionale centrale e determinante quando compare un sintomo o un segno che possono indurre un sospetto di Encefalopatia Epatica”, afferma.

Nel corso dell’evento è stato inoltre richiamato il tema della programmazione territoriale e della continuità della presa in carico. Per Guido Quintino Liris, componente della 5ª Commissione Bilancio del Senato, è necessario “rafforzare la capacità del Servizio sanitario nazionale di intervenire prima fuori dall’ospedale e poi dentro l’ospedale”, indicando tra le priorità organizzazione, assistenza domiciliare e collegamento tra medicina generale e specialistica.

Sul fronte regionale, Emanuele Monti, presidente della Commissione IX Sostenibilità sociale, casa e famiglia di Regione Lombardia, ha evidenziato la necessità di “passare da interventi episodici a percorsi strutturati”, con PDTA aggiornati, reti integrate ospedale-territorio e strumenti per ridurre le disuguaglianze tra territori.

Nel corso dell’evento è stato inoltre evidenziato il ruolo dei caregiver e la necessità di modelli organizzativi in grado di garantire continuità assistenziale, coordinamento tra professionisti e supporto nella fase domiciliare.

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