Farmacisti
12 Novembre 2025Depositato al Senato il Disegno di Legge n. 1605 per uniformare i modelli organizzativi dei servizi farmaceutici del Ssn

È stato presentato al Senato il Disegno di Legge n. 1605 che punta a riordinare in modo organico l’assistenza farmaceutica del Servizio sanitario nazionale (Ssn). Il provvedimento, approdato a Palazzo Madama il 5 novembre, mira a introdurre modelli organizzativi standardizzati a livello nazionale e a riconoscere in maniera strutturale la figura del farmacista clinico, professionista che affianca il medico nella scelta e nel monitoraggio delle terapie, garantendo una valutazione indipendente e personalizzata.
L’iniziativa legislativa, presentata dal senatore Adriano Paroli (Forza Italia), nasce da un progetto elaborato con il supporto tecnico del presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (Fofi) Andrea Mandelli e del gruppo legislativo di Forza Italia del Senato. Il disegno di legge recepisce inoltre le istanze avanzate dall’associazione sindacale SiNaFO, che da tempo chiede un aggiornamento della normativa di riferimento risalente al DPR 128/1969 e alla Legge 833/1978.
L’obiettivo è colmare un vuoto normativo di oltre cinquant’anni, durante i quali le Regioni hanno supplito con regolamentazioni frammentate, e garantire un modello uniforme di organizzazione dell’assistenza farmaceutica pubblica.
Il testo riconosce il valore multidisciplinare del Ssn e sottolinea la necessità di una figura professionale in grado di assicurare appropriatezza prescrittiva, continuità assistenziale e sicurezza del paziente. Il farmacista clinico viene individuato come punto di riferimento nella revisione e riconciliazione delle terapie, nella valutazione della domanda di trattamento e nella riduzione dei farmaci inappropriati, con particolare attenzione ai pazienti anziani e cronici.
Il Ddl richiama anche la necessità di modelli organizzativi standardizzati tra ospedale e territorio, in linea con le esperienze europee. Le farmacie di comunità sono indicate come parte integrante della rete assistenziale, con un ruolo attivo nella gestione delle cronicità e nell’aderenza terapeutica.
L’introduzione di un quadro nazionale condiviso, spiegano i promotori, punta a rendere più efficiente e sostenibile il sistema, garantendo uniformità di servizi, informazione indipendente ai clinici e tutela del paziente.
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