salute mentale
06 Ottobre 2025Il documento, in attesa dell’intesa in Conferenza Unificata, accoglie molte richieste delle Regioni e introduce importanti novità operative. Restano aperti i nodi delle risorse e della rete dei consultori

Il nuovo Piano di Azione Nazionale per la Salute Mentale 2025-2030 (Pansm) è pronto per l’intesa in Conferenza Unificata. Frutto del lavoro del Tavolo tecnico del Ministero della Salute e di un lungo confronto con le Regioni, il testo definisce una strategia complessiva per rafforzare la rete territoriale, superare le disomogeneità e dare attuazione al principio di “One Mental Health”, che integra salute mentale, salute fisica, ambiente, scuola e comunità. Il Piano conferma il modello dipartimentale integrato come cardine del sistema, ma riconosce alle Regioni la piena competenza sull’organizzazione dei servizi, stabilendo che eventuali linee nazionali saranno vincolanti solo se condivise in sede di Conferenza. Viene inoltre ribadita la necessità di protocolli interdipartimentali tra Salute mentale, Dipendenze e Neuropsichiatria infantile, per garantire percorsi continui e senza frammentazioni.
Uno dei capitoli più aggiornati riguarda le dipendenze patologiche. Il nuovo testo introduce un Piano d’azione nazionale integrato e aggiorna i dati epidemiologici al 2024: diminuisce l’uso di cocaina tra i minori (1,8%), resta stabile quello di oppiacei (1,2%), mentre aumentano le segnalazioni droga-correlate e i pazienti in carico ai SerD, oggi oltre 134mila. Sul fronte giovani, il Piano chiarisce che il disagio adolescenziale – fatto di isolamento, crisi identitarie o uso occasionale di sostanze – non deve essere automaticamente medicalizzato, ma affrontato anche con strumenti educativi e comunitari. Viene inoltre rafforzata la rete di psichiatria forense, con referenti ed équipe dedicate nei Dipartimenti di Salute Mentale e l’obbligo di un Progetto terapeutico individuale condiviso (Ptic) per i soggetti autori di reato. Tra le innovazioni più rilevanti c’è l’introduzione dello psicologo di assistenza primaria, figura che sarà collocata nei Distretti sanitari e nelle Case della Comunità, e non più nei Dipartimenti di Salute Mentale. L’obiettivo è offrire interventi psicologici precoci, brevi e accessibili a tutti, in linea con il principio di prossimità del Piano.
“È un passo molto importante – ha commentato Maria Antonietta Gulino, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi (Cnop) –. La nuova collocazione dello psicologo di base è coerente con l’obiettivo di prevenzione territoriale. Restano però criticità sul ruolo della psicologia nei consultori, dove serve una chiara ridefinizione delle funzioni e dei rapporti con l’autorità giudiziaria”. Accogliendo le richieste regionali, il Piano prevede percorsi di formazione strutturata sulle dipendenze, rivolti non solo ai medici, ma anche a infermieri, educatori e riabilitatori. Tuttavia, resta irrisolta la questione delle risorse economiche: il documento non prevede una dotazione finanziaria dedicata, e le Regioni avvertono che senza fondi certi “anche le migliori strategie rischiano di restare lettera morta”. Il Pansm è ora all’esame della Conferenza Unificata, ultimo passaggio prima dell’adozione definitiva. L’obiettivo è consolidare un quadro operativo unitario, capace di rispondere alla crescente domanda di salute mentale, di valorizzare il ruolo dello psicologo territoriale e di dare stabilità alla rete dei servizi dopo anni di frammentazione e sottofinanziamento.
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