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29 Luglio 2025

Dazi, accordo USA-UE evita lo scontro ma pesa su industria e pazienti

Le posizioni di Egualia e Farmindustria in merito all’accordo sui dazi farmaceutici. Un compromesso che da un lato garantisce stabilità nei rapporti transatlantici, dall’altro comporta costi per l’industria farmaceutica europea


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Secondo l’intesa sui dazi, i farmaci esportati dall’Unione Europea verso gli USA saranno soggetti a un’unica aliquota tariffaria del 15%, con alcune eccezioni previste per i prodotti essenziali. Un compromesso che, se da un lato garantisce stabilità nei rapporti transatlantici, dall’altro comporta costi significativi per l’industria farmaceutica europea. «L’accordo è un compromesso con costi importanti, ma che consente di evitare un’escalation commerciale in un momento in cui le premesse erano davvero critiche», ha dichiarato Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, sottolineando che l’impatto sulle imprese italiane che esportano farmaci negli USA – per un valore superiore a 10 miliardi di euro – potrebbe aggirarsi intorno ai 2,5 miliardi di euro. Un impatto che, pur essendo considerato sostenibile, solleva interrogativi sulla tenuta della competitività europea, specialmente a fronte di Paesi come Stati Uniti, Cina, India e Singapore che stanno implementando politiche industriali molto attrattive nel settore delle life sciences.

Molto più prudente la posizione di Egualia. Il presidente Stefano Collatina ha espresso preoccupazione per l’assenza di dettagli chiari sull’accordo, in particolare sul perimetro dei farmaci che beneficeranno dell’esenzione dai dazi. «Sappiamo che alcuni prodotti – forse quelli inclusi negli elenchi dei farmaci essenziali UE e USA – saranno esentati, ma è ancora tutto da confermare», ha dichiarato Collatina al termine di un incontro con l’industria farmaceutica organizzato dalla Farnesina. Egualia chiede quindi una definizione rapida dell’elenco dei generici esenti, accompagnata da misure di tutela per evitare effetti negativi su competitività e approvvigionamenti. «I generici hanno margini molto contenuti – ha spiegato – e sarebbe difficile per le aziende assorbire questi nuovi costi senza trasferirli sul sistema o rischiare carenze di medicinali di largo utilizzo». Una situazione che, secondo Egualia, metterebbe a rischio l’accesso alle cure per milioni di pazienti cronici sia in Europa che negli Stati Uniti, considerando la forte dipendenza reciproca nelle forniture farmaceutiche.

Cattani ha ribadito l’urgenza di una strategia industriale europea, capace di valorizzare l’innovazione e di incentivare investimenti con regole più semplici e meno burocrazia. «Altrimenti – avverte – l’Europa rischia di diventare marginale nel panorama globale della produzione e dell’innovazione farmaceutica». Un passaggio fondamentale sarà anche la prossima Legge di Bilancio in Italia, ritenuta cruciale per mantenere il Paese competitivo e attrattivo per gli investimenti. «Sono ottimista – ha aggiunto Cattani – anche grazie all’impegno mostrato dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro Tajani per rafforzare la leadership europea nelle scienze della vita».

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