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18 Giugno 2025

Stati Generali Prevenzione, Russo: continuare a curare tutti

Paolo Russo, medico e già parlamentare, riflette sul necessario cambio di paradigma per tutti gli operatori sanitari e gli amministratori introdotto dagli Stati Generali della Prevenzione appena conclusi a Napoli


russo

Il merito degli Stati generali sulla prevenzione, di questa due giorni che si è celebrata a Napoli, è stato quello di porre all’attenzione della pubblica opinione una questione centrale che prescinde anche dal tema della prevenzione che di per sé pur rappresenta un elemento essenziale per chi ha voglia di occuparsi seriamente della sistema sanitario italiano: il ruolo del Ministero ed il rapporto che ha o che dovrebbe avere con gli erogatori delle prestazioni (regioni ed aziende pubbliche e private) e con i fruitori (cittadini e pazienti) dei servizi e delle attività di cura.

Finalmente il Ministero si è posto, senza titubanze e soggiacenze, al cospetto del sistema salute da protagonista, come reale programmatore e regolatore di servizi al cittadino, attenzioni e cure.

Soprattutto si assume la responsabilità dei servizi e dei risultati, per quanto gestiti da soggetti diversi.

Ovviamente attribuendosi quest’onere legittimamente si candida, da attore, a dettare le regole, a dare indicazioni, a monitorare, a pretendere soluzioni efficaci e condivise, a disegnare un servizio sanitario universalista nei fatti, non solo nei principi.

Servono maggiori risorse, questa la querula istanza che ad ogni legge di bilancio giunge da ogni regione ed insieme dalla conferenza delle Regioni.

Finalmente al Ministero viene la voglia di porre la domanda strategica: per fare cosa? E soprattutto come?

La prevenzione diventa in questa stagione non solo una risposta per intercettare precocemente malattie e sofferenze, per migliorare la qualità della vita e per adeguare le cure, soprattutto diventa la leva della compliance e della sostenibilità finanziaria.

Proviamo a fare due conti su di un aspetto relativamente incidente eppure a lungo andare insopportabile per i conti pubblici:

I ciechi in Italia oggi sono circa 150.000 e rappresentano un costo sanitario, assistenziale e previdenziale di circa  2 miliardi.

Gli ipovedenti oggi sono più o meno 1 milione e mezzo e rappresentano un costo sanitario, assistenziale e previdenziale che equivale a 2 miliardi.

Pare superfluo significare quale sarà l’impatto sui conti pubblici se risultassero vere  le stime che indicano entro il 2030 il raddoppio, o giù di lì, del numero di ciechi ed ipovedenti.

Il tema quindi diventa intercettare tempestivamente le patologie ingravescenti e degenerative (nel caso di specie, glaucoma, maculopatie…) per ottenere migliori performances dalle attuali cure, ridurre il numero di attività terapeutiche inefficaci e soprattutto rallentare l’evoluzione delle malattie che portano alla ipovisione od addirittura alla cecità.

Non si tratta di quel principio nobile che ispirò illuminati legislatori nel 1978 nel rispondere, in un’Italia post boom economico, ad una domanda di salute crescente con un modello egalitario sul piano sociale, economico e geografico.

Piuttosto siamo al cospetto di una necessità emergente che impone, proprio per continuare ad essere erogatore universalista di prestazioni, una revisione del modello costruendo anche responsabilità condivise.

Garantire screening efficaci deve comportare anche la responsabilità di chi deve curarsi nell’affrontare tempestivamente i percorsi definiti.

Insomma prendersi per tempo  in carico il paziente deve comportare anche per quest’ultimo una responsabilità tesa ad ottenere i benefici assistenziali, riabilitativi e previdenziali/sociali.

Una rivoluzione paradigmatica che “agguanta” il paziente fin da subito, lo accompagna, lo segue, lo sostiene e lo aiuta per condurlo ad una vita sociale, relazionale e professionale la più adeguata possibile.

Certo il nuovo schema comporta la necessità di risorse meglio e diversamente allocate, capaci di aggredire fin dai primi sintomi ogni disfunzione.

Oggi le regioni premiano le divisioni che curano meglio. Forse è giunto il momento di cominciare a pensare di valorizzare le esperienze di profilassi e prevenzione che migliorino la qualità della vita ritardando l’insorgere di malattie invalidanti, gravi ed esiziali.

Questa due giorni ha provato a farci ragionare in modo totalmente diverso.

Toccherà ad ogni professionista della salute, agli amministratori, agli stakeholder alimentare un modo totalmente nuovo per curare prima e meglio per poter curare sempre tutti!

Paolo Russo
già parlamentare, oculista, direzione nazionale Iapb

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