Governo e Parlamento
10 Gennaio 2023 Il Consiglio dei ministri ha pronta una proroga al 30 aprile per i pagamenti richiesti ai produttori di dispositivi medici a ripiano degli sforamenti di spesa delle regioni tra 2015 e 2020. I pay-back metterebbero a rischio una filiera da 112 mila lavoratori che oggi ha manifestato a Roma
Il Consiglio dei ministri ha pronta una proroga al 30 aprile per i pagamenti richiesti ai produttori di dispositivi medici a ripiano degli sforamenti di spesa delle regioni tra 2015 e 2020. Previsti da una norma del 2015 riesumata dal precedente governo, del resto, i pay-back, con la prima rata monstre del 15 gennaio, metterebbero a rischio una filiera da 112 mila lavoratori che vede l’Italia tra i produttori mondiali top.
Cos’è il pay-back – Industrie produttrici di medicinali e dispositivi medici sono chiamate rispettivamente dal 2011 e dal 2015 a ripianate metà degli sforamenti della spesa sostenuta dalle regioni per farmaci e device. Per la spesa farmaceutica il tetto è 7% per la convenzionata e 7,65% per gli acquisti diretti; se includiamo la spesa per l’ossigeno è bene in ogni regione tenersi sotto il 15% del fondo sanitario. Per i presidi sanitari, le spese delle regioni non dovevano superare il 4,4% del fondo. Invece anche a causa del Covid lo sforamento c’è stato, ed assomma a 7,2 miliardi fra il 2015 e il 2020, e siccome produttori e distributori devono ripianare il 50% del debito fatto dalle regioni, l’esborso totale richiesto è 3,6 miliardi. Di questi, entro il 16 gennaio le industrie dovrebbero versarne 2,2 per la spesa cagionata fra il 2015 e il 2018: non tutte le aziende sono in grado di pagare, e si tratta al 95% di piccole medie e micro, per lo più italiane.
I rischi - I rappresentanti dei produttori e distributori, tra cui Confindustria dispositivi medici e Federazione italiana fornitori ospedalieri, hanno manifestato a Roma in piazza SS Apostoli: chiedendo di cancellare la norma, già oggetto di ricorsi ai tribunali amministrativi regionali. A loro volta, i Tar sono stati chiamati da aziende ricorrenti a sospendere i pagamenti richiesti. È possibile però che –essendoci di mezzo una legge – i giudici rinviino la questione alla Corte costituzionale. Il settore vale 7 miliardi di spesa pubblica, poco meno del doppio del ripiano chiesto. Il leader di Confindustria DM Massimiliano Boggetti in una lettera alla premier Giorgia Meloni afferma che sarebbe gradito un innalzamento del tetto di spesa sanitaria (lo scarto ventilato è dal 4,4% al 5,2%). Invece, «se si impongono tetti di spesa bassi – scrive– la qualità dei dispositivi si abbasserà, l’innovazione tecnologica non entrerà più nelle strutture sanitarie, i medici si troveranno a lavorare senza strumenti all’avanguardia, fondamentali per esercitare al meglio». I distributori Fifo avvertono che negli ospedali pubblici , anche per la minor convenienza delle aziende a partecipare a gare, potrebbero mancare protesi e valvole cardiache, ortopediche, sterilizzatori, prodotti per la circolazione extracorporea, stent coronarici e vascolari, dispositivi di protezione per radiologia, ventilatori polmonari per rianimazioni e reparti Covid, strumentario e ferri chirurgici, disinfettanti e antisettici, camici monouso, garze, bende e cerotti, dispositivi per dialisi e Ps, mascherine.
Regioni in azione – Con qualche eccezione, le regioni hanno individuato gli oneri che ciascun fornitore è chiamato a versare ed è partita la corsa contro il tempo che ora lo stesso governo mira a disinnescare. Alcune, smentite da Confindustria DM, hanno affermato l’esistenza di accordi per il ripiano con le associazioni di produttori. Per Massimo Riem, presidente di Fifo, aderente a Confcommercio-Imprese per l’Italia, il pay-back deresponsabilizza gli amministratori pubblici. Tanto più che i contratti di fornitura si stipulano al termine di gare pubbliche nate già con l’obiettivo di contenere la spesa.
La reazione del governo – Alle prese con il nodo della carenza di medicinali, dovuto anche alle conseguenze dell’inflazione sulla catena produttiva delle industrie farmaceutiche, il ministro dell’Economia opta per il rinvio del pagamento (da inserire nel decreto Milleproroghe?) in attesa di trovare eventuali risorse per coprire le falle delle regioni. In Finanziaria un emendamento in merito non era passato, e il ministro Giancarlo Giorgetti aveva sostenuto la posizione delle regioni cui – specie se in deficit – i soldi dei ripiani consentono di erogare prestazioni essenziali evitando di aumentare le aliquote Irap ed Irpef.
Il fronte farmaci – Sul fronte dei ripiani per i medicinali, le acque non sarebbero molto meno agitate. Alle prese con l’inflazione, le industrie chiedono la possibilità di aumentare i prezzi dei medicinali meno costosi. E fa riflettere la richiesta, avanzata a dicembre dal presidente Farmindustria Marcello Cattani, di superare l’attuale modello di pay back «non più sostenibile». A gennaio le aziende sono chiamate a versare 1,3 miliardi.
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