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Medicina

26 Luglio 2024

Piano Nazionale Cronicità, da medicina di iniziativa a nuove patologie ecco tutte le novità

Obesità, epilessia, endometriosi. Nel nuovo Piano Nazionale Cronicità tre patologie si aggiungono alle dieci già contemplate dal 2016. Il documento è all’attenzione delle regioni e guarda ad un bacino potenziale di 7,6 milioni di nuovi pazienti


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Obesità, epilessia, endometriosi. Nel nuovo Piano Nazionale Cronicità tre patologie si aggiungono alle dieci già contemplate dal 2016. Il documento è all’attenzione delle regioni e guarda ad un bacino potenziale di 7,6 milioni di nuovi pazienti: 4 milioni per l’obesità, 3 per l’endometriosi, 800 mila per l’epilessia: si allarga così il bacino dei cronici, atteso che soffre di cronicità, tra l’altro, circa metà dei 24 milioni di anziani ultra 65 enni presenti in Italia. Almeno per ora, come 8 anni fa, il Piano non cita coperture. Però adegua gli interventi alla nuova assistenza territoriale sottesa dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che finanzia con 2 miliardi case ed ospedali di comunità e con 4 miliardi l’assistenza domiciliare integrata e la presa in carico a casa entro il 2026 del 10% degli over 65. Il PNRR e il Decreto ministeriale 77 sugli standard dell’assistenza territoriale hanno intanto modificato in questi anni sia le fasi dell’azione richiesta a governo, regioni, Asl, sia le regole d’ingaggio per erogatori sanitari pubblici e privati e professionisti. Un esempio? Nel 2018, per le 10 patologie croniche inquadrate – quattro per l’età evolutiva e sei per gli adulti (malattia renale cronica, artriti, Crohn e coliti ulcerose, insufficienza cardiaca, Parkinson e Bpco) - il piano stratificava i pazienti su quattro livelli di gravità, dalla presa in carico di una sola patologia a livello di medico di famiglia fino alla terminalità (cui va aggiunto il livello zero, i “non pazienti”). Adesso i livelli salgono da cinque a sei: un primo per le persone “in salute”, un secondo per la complessità assistenziali minime o limitate nel tempo, un terzo per le mono-cronicità; tutti possono essere presi in carico dal medico curante o nell’ambito della casa della comunità. Quest’ultima, con l’ospedale di comunità e soprattutto l’assistenza domiciliare, invece diventa determinante per le poli-cronicità (4° livello), e per i soggetti con complessità clinico-assistenziale elevata (5° livello) che costituiscono fino al 38% degli italiani. Se per l’alta complessità è compresente fragilità, si può contemplare la presa in carico da parte dei servizi ospedalieri o di ricovero preposti a quel 4% della popolazione cui afferiscono anche i malati terminali e le cure palliative.

La prevenzione poi si fa in quattro: primaria (individuale, di comunità, di popolazione); secondaria propedeutica a presa in carico, terziaria (da riacutizzazioni o nuovi eventi patologici), quaternaria (deprescrizione di farmaci e presìdi inutili). Si conferma la necessità di gestire i cronici attraverso piani di cura, di rendergli più semplice l’accesso in punti “unici” (PUA), di scommettere sulla sanità d’iniziativa di medici e farmacisti convenzionati, di attivare unità valutative multidisciplinari nelle case di comunità e di potenziare l’infermiere di famiglia e comunità, oltre che i team di cure palliative. Fondamentali l’educazione continua congiunta dei professionisti ed il coinvolgimento di pazienti e caregiver nel piano di cura. Per la valutazione della qualità delle cure, oltre agli esiti del Piano omonimo si useranno percorsi diagnostico terapeutici, integrando i dati sanitari con quelli dei servizi sociali sui fragili, e si terrà conto di Patient Reported Outcomes ed Experiences. Aspetti trasversali a questa rivoluzione sono una diversa integrazione tra ambito sociale e sanitario per creare nuovi ambienti (co-housing) e nuovi modelli di supporto e sostegno per l’anziano – non va dimenticata la legge sulla non autosufficienza voluta dal governo Meloni – ma anche la sanità digitale, dove vanno sviluppati teleconsulto a distanza e fascicolo sanitario, l’umanizzazione delle cure, la cooptazione delle associazioni dei pazienti nelle decisioni. A tutto ciò va aggiunto il nuovo ruolo delle farmacie che, in sinergia con i professionisti del territorio, gestiranno prevenzione quaternaria, dossier farmaceutico ma anche parti di presa in carico come l’accesso personalizzato al farmaco, oltre che telemedicina (specie in aree rurali). E vanno aggiunti margini per la sanità di iniziativa da parte delle professioni sanitarie.

Un capitolo a parte è dedicato alla cronicità dell’età evolutiva, snodo su cui si evidenziano la carenza di medici pediatri e il costo dell’integrazione sociosanitaria. Infine, le tre cronicità, per le quali 17 società scientifiche e 6 associazioni di pazienti hanno individuato azioni specifiche. Per l’obesità il pediatra e il mmg sono chiamati, a partire dalla misurazione del BMI nell’adolescenza, a mettere in pratica azioni di medicina d’iniziativa e, in caso di complessità crescente dei casi, ad appoggiarsi si dipartimenti di prevenzione Asl e sui Centri di alta specialità sulla base di linee guida condivise. Per l’epilessia si individua la necessità di diagnosi precoce e presa in carico corretta da parte di una rete assistenziale ad hoc, e servono dataset più completi. Sull’endometriosi, patologia diffusa su un 15% di donne fertili e dove le diagnosi arrivano fino a 10 anni dopo i primi sintomi, bisogna tagliare i tempi con nuovi Pdta, linee guida e presa in carico a partire da hub specialistici.

TAG: MALATTIE CRONICHE, PIANO NAZIONALE CRONICITà

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